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martedì, luglio 22, 2008

BOLLANI & THE FLAG EXPERIENCE

Venerdì a villa Celimontana c'è stato un altro splendido concerto di Stefano Bollani, per chi non lo conoscesse probabilmente il miglior musicista italiano sulla piazza attualmente. Stavolta ha abbandonato Fosco Maraini e la sua Gnosi delle fanfole per buttarsi sulla musica brasiliana e ha suonato buona parte del disco che uscì qualche mese fa anche con Repubblica e che si chiama CARIOCA.
Un capolavoro che sentito dal vivo fa ancora più effetto, anche perchè il Nostro si accompagna con musicisti eccezionali, ai quali mi preme rivolgere un saluto anche affettuoso, specialmente al clarinettista, Nico Gori, che è mooltooo carino, sia mai passasse per qualche stranissima ragione da queste parti. Potete trovare ulteriori informazioni qui.
Io e Plasson eravamo entusiasti e stiamo pensando a quando trissare, visto che Bollani, specialmente dal vivo, provoca una certa dipendenza.
Tutto il programma di quest'estate di Villa Celimontana merita comunque un'attenta valutazione.
Discorso diverso per il cd appena uscito dei The Flag Experience, gruppo italiano che bazzica da un po' di tempo nel circuito romano; il disco contiene 8 tracce di cui la mia preferita è 7 candele, seguita a breve da Ancora e Vetro, struggente ballata sui bambini.
Prendete Fabi e Gazzè, mescolateli con il prog: questi sono i Flag IMHO.
La cosa bella è che siccome tutto sommato assomigliano a molti, sono unici nel loro genere...da tenere d'occhio, perchè specialmente dal vivo rendono parecchio.

venerdì, giugno 13, 2008

Chiusura della stagione sinfonica dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia

direttore: Rafael Frühbeck de Burgos
chitarra: Pepe Romero


Albeniz/Frühbeck de Burgos Suite española, trascrizione per orchestra
Rodrigo Concierto de Aranjuez, per chitarra e orchestra
Martínez-Palomo Nocturnos de Andalusia
De Falla El sombrero de tres picos, Suite 1 e 2


La latitanza dell'amico Plasson mi ha permesso di chiudere questa stagione sinfonica, non dico nel migliore dei modi, ma comunque di godermi un altro concerto.
Non conoscevo niente (o almeno così pensavo) di quanto era in programma, quindi ero partita piena di speranze, ma c'è anche da dire che io ci vado sempre e comunque piena di speranza nella pancia della balena astronave (marchio registrato).
Quindi la prima parte inizia bene e prosegue meglio, perchè il concerto di Rodrigo lo conoscete tutti, il secondo movimento (adagio) è la musichetta che mettono in ogni film che preveda una scena di tauromachia nell'arena, comunque qui potete ascoltarla suonata da Paco de Lucia, mica uno qualsiasi... Per la cronaca l'autore la compose sulla base di una saeta, un lamento che veniva cantato in andalusia dalle donne durante le processioni della settimana santa.
Finisce la prima parte e si passa alla suite concertante per chitarra ed orchestra di Palomo, tra l'altro presente in sala; la musica classica moderna è per me una contraddizione in termini, sicuramente perchè si chiama sinfonica e non classica, ma soprattutto perchè se io vado a santa cecilia non mi aspetto di trovare roba cacofonica, se voglio quel tipo di musica mi metto a palla i prodigy, ma chiaramente io e chi comanda all'auditorium seguiamo due divergenti scuole di pensiero, a me non piace e ogni volta che me la propinano, che sia Palomo o che sia Morricone o chi per lui ci rimango male, ma c'è da dire che non sono l'unica, dopo circa mezzo anno passato seduta accanto a me la signora alla mia destra si gira e mi fa: "A me sta musica moderna non piace!" e non ho potuto che assentire, mi sa che l'anno prossimo ci vedremo più spesso alla musica da camera signora mia. Si finisce con le due suite che compongono El sombrero de tres picos (o il cappello a tre punte che dir si voglia) di Manuel De Falla, che mi fa tornare in più o meno pace con il mondo.
Questa stagione è conclusa, ma non dimenticate che sabato c'è questo, che mi dispiace un sacco perdere anche se l'ho già sentito, perchè Bollani è uno dei miei miti.
OFF TOPIC: Tanti auguri colomba pasquale o panettone che dir si voglia!!!!!

sabato, giugno 07, 2008

Un pomeriggio con Erri De Luca
Coloro che ci seguono anche su Anobii o sul forum dei Bookcrosser probabilmente si ricordavano che ieri, alla libreria di rinascita sulla Prenestina, in occasione della presentazione dell'ultimo libro del mio babbo adottivo (ancora inconsapevole ovviamente), ci sarebbe stata anche una "liberazione" di alcune sue opere. Per questo assieme a Dreca ed Heraclitus verso le 17.30 (in netto anticipo sui tempi) eravamo fianco a fianco con quello che è in assoluto, a mio modo di vedere, il più grande scrittore italiano vivente. Approfitto di queste pagine per ringraziare Dreca che si è fatta autografare "Non ora non qui" al posto mio, perchè per una buona ventina di minuti io non riuscivo a fare altro che stare seduta a guardarlo con le orecchie in fiamme (le mie, non le sue) e pensare che anche stavolta non sarei nemmeno riuscita a spiccicare una parola, a conti fatti forse sarebbe stato meglio, ma ormai è andata...
Alla fine ho comprato due libri suoi che non avevo e prima che cominciasse a parlare mi sono avvicinata e gli ho chiesto se per favore poteva dedicarmeli. Lui ha chiesto Tutti a te? e io Sì! Sia chiaro che non sono disposta a condividerlo con nessuno.
Dopo di che ho smesso di pensare e ho detto (inizio della fine): Mi piacerebbe tanto incontrarla in montagna, io non arrampico, ma cammino. E lui (che mi stava parlando e già questo mi aveva fatto saltare tutte le connessioni neuronali) E dove vai qui intorno a Roma?
OK apriamo una parentesi, per un sacco di tempo con altri amici, qui intorno a Roma abbiamo battuto quasi ogni sentiero, montagnola e avvallamento, chiusa parentesi.
A questa domanda nel mio cervello è apparso il BIANCO, se fossi stata in crisi mistica avrei pensato ad un'apparizione mariana, ma molto peggio il panico ha preso il sopravvento e ho cominciato a balbettare qualcosa tipo mhhh ehhhhm quei monti che stanno alla fine della tiburtina, quelli che partono da San Paolo dei cavalieri. E lui: San POLO. E io ho pensato Brava cretina ora penserai che non ti schiodi dal divano, il che è anche tendenzialmente vero.
Passato il momento sono andata a sendermi gongolante con ben tre libri firmati da LUI ed è cominciata l'intervista. Erri è stato molto più loquace di quanto ero abituata, ha parlato della sue esperienza a Mostar come volontario, del suo appartenere alla prima generazione di ragazzi che non è partita per la guerra, del come per lui leggere sia un atto che tiene scientificamente staccato dal fatto di essere uno scrittore.
Le sue parole erano molto simili a quelle dei suoi libri, asciutte, pochi aggettivi ed avverbi, ma ogni verbo aveva in se la connotazione intima della spiegazione della frase, non so come altro dire, ma non era un caso il fatto che spiegasse come per lui una lingua scarna come l'ebraico avesse poi suscitato così tanta curiosità da diventarne un traduttore.
Bellissimo il passaggio in cui ha spiegato come sia importante, e come dovrebbe esserlo anche per noi, imparare un'altra lingua, proprio per effettuare il doppio passaggio di tradurre e ritradurre e coglierne le sfumature, le differenze e apprezzare l'unicità di ogni scrittore e del suo registro linguistico, mi sono sentita così fiera del fatto di condividere fino a quel momento senza saperlo, questo nostro desiderio di leggere, per quanto possibile, ogni scrittore nella sua lingua madre.
La sua infanzia tra Napoli ed Ischia, il suo vivere guerre segrete e fughe clandestine, il suo non riuscire a scrivere che in prima persona e di cose che conosce, l'essere stato contemporaneamente scrittore ed operaio e le ore lette strappate da quelle lavorate; il fatto che le sue frasi si possano leggere in un solo fiato e di come mentre le scrive le legge per verificare che sia sempre così.
Guardate, a rischio di sembrare eccessiva, è stato a tratti commovente.
Dopo le domande dal pubblico, ci ha detto che liberare libri così in mezzo alla strada gli faceva impressione ed è andato via dopo una foto con tutti noi bookcrosser, tornando ad essere il vecchio forastico Erri, per un po' quasi non lo riconoscevo, ma era giusto così.
Un'ultima cosa, a chi ho prestato il mio PIANOTERRA? Non riesco più a trovarlo....

mercoledì, maggio 14, 2008

KISS - Arena di Verona
Eccoci qua per parlare di uno dei più grandi eventi tamarri che il mondo ricordi: il concerto dei Kiss, tenutosi ieri nella spettacolare arena di Verona, stipata fino all'inverosimile di personaggi pittati come i nostri eroi.
L'attuale formazione che delle origini mantiene soltanto Gene Simmons (probabilmente la lingua più famosa nella storia del rock assieme a quella dei rolling stones - solo che la loro è finta) e Paul Stanley, che tra i 50/sessantenni che recentemente ci è capitato di ascoltare - Bruce Dickinson, Mick Jagger, Phil Collins e Sting - è quello che più difficilmente riesce ad arrivare alle passate prestazioni, ma insomma come non perdonare uno che gira su 20 cm di zeppe argentate?
Ma premettiamo come siamo arrivati a Verona, anche perchè metà dello spasso è stato nel viaggio durante il quale, grazie al rockerbus, abbiamo conosciuto fans dei Kiss che venivano da tutte le tappe intermedie che potete immaginare tra Napoli e Verona. Scontri tra chi aveva il miglior tatuaggio inneggiante ai Kiss tra il quarantenne che non ti aspetti e il ragazzino che ai tempi di Dynasty andava forse già all'asilo, uomini che facevano a gara tra i memorabilia: "...io ho il demo della registrazione in cui Gene rutta alla fine di Beth!" ed ha ovviamente vinto. Persone che snocciolavano album e singoli di cui citavano anche il lato B, insomma un mondo di pazzi scatenati, ma che vi aspettavate dai fan dei kiss?
L'arena è un posto meraviglioso per i concerti, si sente e si vede bene praticamente da dovunque, peccato il delirio per accedere ai posti, ma immagino che 2000 anni fa i maniglioni antipanico non erano ancora stati inventati. Le canzoni erano quelle di Alive 1 quindi moltissimi classici più le Hits anche perchè le registrazioni all'arena saranno utilizzate per il dvd Kissalive 35, in modo che se non siete potuti venire almeno potrete vedere quello che è successo.
Fuochi d'artificio, uomini volanti, fischiabbotti dalle chitarre e vomito di sangue, tutto come nella migliore tradizione, io non vedo l'ora che esca il dvd che entrerà di diritto nella mia collezione, ma l'importante è sicuramente essersi levati lo sfizio di vederli anche perchè questo rientrava sempre nella serie dei concerti che non avrei mai pensato di poter vedere, quindi vale doppio!

lunedì, aprile 14, 2008

LUDWIG VAN BEETHOVEN - SINFONIA N.3 EROICA, SINFONIA N.5
ZUBIN MEHTA DIRIGE LA ISRAEL PHILARMONIC ORCHESTRA
Scrivo questo post prima degli exit-poll per cercare di far durare il più a lungo possibile quella sensazione di ineffabile, che ti fa sperare di passare ancora serate di questo genere e che c'è una speranza per tutto questo mondo che sta andando a scatafascio.
Questo biglietto è stato il mio regalo di compleanno e in assoluto uno dei regali più belli che mi siano mai stati fatti, peccato non averlo poi potuto condividere con stupendoboy, ma anche la sorellonza a fianco aveva i luccicotti.
Si comincia con la n.3, che non è la mia prediletta (adoro la quarta, sono decadente) ed è conosciuta come l'eroica in riferimento alla figura di Napoleone come ispiratore, al quale però non verrà mai intitolata, perchè Ludwig non sembra avesse apprezzato particolarmente il fatto che dopo aver fatto il console si fosse proclamato imperatore (gossipp d'annata).
Una nuova concezione di sinfonia quindi, che aumenta anche nella durata dei movimenti e nella sua globalità e che rielabora l'idea della sinfonia classica, sia nell'inserimento della marcia funebre, sia per il finale, che nella forma di libera variazione verrà anche ripresa poi in seguito nella nona sinfonia.
Dopo l'ntervallo si ascolta la sinfonia n.5, probabilmente la più famosa del mondo e non a caso inserita nel disco d'oro che la sonda Voyager porta a spasso per lo spazio dal 1977.
Chiunque ascolti l'inizio di questa sinfonia può proseguire a canticchiarla e diciamo che questo, più di ogni cosa, può dare un'idea della bellezza di questa musica, senza contare il fatto che ha fatto da colonna sonora a milioni di film, pubblicità e fumetti, non ultimo V per Vendetta.
Qui i quattro movimenti si inseguono e corrono lungo una stessa idea di base e portano poi a compimento la situazione di conflitto inizialmente generata [tranquilli sto riassumendo il libretto di sala] che sembra si configuri in musica come la proiezione dell'etica kantiana, contemporaneo del musicista.
Due parole su uno dei direttori d'orchestra più famosi del mondo che con i suoi movimenti sembra tirare i fili dell'orchestra che avvolge come una ragnatela e scuote al momento opportuno, mirabile.
Applausi scroscianti e due bis, poi si va a casa mentre passiamo davanti a varie personalità nel foyer e mercedes con autista in coda all'uscita, in questo la musica è democratica, a tutti viene offerto lo stesso prodotto.

mercoledì, aprile 09, 2008

Gala Rachmaninoff - Auditorium Parco della Musica - Roma
Meraviglioso martedì all'insegna della grandissima musica questo, e pensare che quando ho visto che dovevo arrivarci a nuoto avevo anche pensato di cedere sul finale e invece...
Si comincia con il Concerto per pianoforte e orchestra n.3 in re minore (op.30) che giusto così per farvi capire è quello dove sbrocca il tizio su Shine (il Rach 3). Bellissimo.
Il pianista è Arcadi Volodos, proprio l'omone che serve per picchiare sui tasti in quel modo assurdo che sembra non possa che fare un gran casino cacofonico e invece quello che risulta è una musica meravigliosa; certe volte davvero mi andava in cortocircuito il cervello, perchè quello che vedevo non era affatto quello che sentivo, ovviamente secondo me. A seguire ti infila tre bis in cui sembra che gli abbiano cambiato le mani e le note leggerissime aleggiano nella sala come se fino a quel momento non avesse picchiato sui tasti come un disperato, spettacolo.
Nella seconda parte si cambia invece genere, il pianoforte va via, dopo 20 minuti tra bis e applausi e si parte con la Sinfonia n.3 in la minore op. 44 in prima esecuzione all'accademia.
Musica completamente diversa, come dice il libretto di sala "musica da cinema", ed è verissimo, ad occhi chiusi mi sembrava di veder scendere gli indiani dalla collina tra polvere e strepiti, oppure sentire il crescendo in cui due protagonisti di un film d'amore anni'50 si guardano negli occhi prima di darsi IL BACIO, a volte mi ha ricordato la musica di Henry Mancini, ma sicuramente è un problema mio. L'orchestra segue bene il suo direttore Andrè Previn e tutto scivola verso un delicato finale e quindi due parole di gossip: questo direttore è stato il primo marito di Mia Farrow (sposata in seconde nozze a cui ne seguiranno altre tre) nonchè il padre adottivo di Sun-Yi attuale moglie di Woddy Allen di cui sembra quindi essere il suocero. Non male essere il suocero dell'uomo che ti ha rubato prima la moglie e poi la figlia.
Domenica c'è Zubin Metha.

domenica, marzo 30, 2008

Ramin Baharami e le Variazioni Goldberg
Ho aspettato un po' a scrivere questo post su questo concerto di martedì, perchè secondo me Bach è un'esperienza mistica e lo è proprio in virtù della schematicità dei suoi pezzi.
Non sono nemmeno in grado di scendere nei dettagli, ma la logica linearità che pervade alcune delle sue opere che preferisco, rientra nell'ordine assoluto delle cose, e per una volta fanculo all'entropia. E poi Lui è stato la ragione del mio inizio e la spiegazione della mia fine.
Dopo questo concerto mi sono risentita la versione più famosa delle variazioni, quelle di Glenn Gould ovviamente, e devo dire che la differenza c'è ad un ascolto comparato, c'è ma non stona, ma io non sono un esperto e a quanto sembra da un veloce giro in rete, agli esperti Ramin non piace. A questo punto beata la mia somma ignoranza, che invece mi ha fatto passare un'oretta e spicci cullandomi nella musica e tossendo nel piumino e soprattutto sempre grazie all'amico Plassy ci ho portato anche il gonzorte, allergico a tutto quello che passano sul quinto canale della filodiffusione, e con mio sommo stupore e gaudio, anche lui ha apprezzato. Ok alla mia domanda "La senti la matematica?" mi ha guardato come mi guarda spesso e cioè tra il compassionevole e il paraculo, però se non hai letto Hofstadter non è mica colpa mia.....
Bel concerto, pessimo pubblico ma questo capita quando imbarcano un intero centro anziani e non gli insegnano a spegnere i cellulari, se vi capita non perdete l'occasione.

mercoledì, marzo 19, 2008

Auditorium Parco della Musica: Jupiter & Requiem - Mozart
Vi cito il libretto di sala: ...la Sinfonia Jupiter deve il suo nomignolo postumo all'equilibrio interno, olimpico, dei due grandi movienti estremi, animati da una dialettica interna che si risolve nella conciliazione degli opposti....Mozart riesce dunque a fondere due principi di scrittura constrastanti, quello di un sinfonismo moderno e dialettico e quello dell'antico contrappunto, ossia dell'intreccio serrato di più melodie parallele ed autonome.
Aggiungerei solo che il secondo movimento commuove come poche cose riescono.
A me piace, è piaciuta e mi piacerà sempre perchè non la capisco ma mi lascia delle buone sensazioni, anche se diverse da quelle che mi suscita il Requiem, specialmente nel suo Dies Irae, che sono sicura agisca come lo iodio sulla mia tiroide, alternavo brividi a colpi di calore ed escluderei la menopausa come ragione possibile.
Il Requiem sono una cinquantina di minuti di una messa per i defunti gregoriana, con tanto di Kyrie, Confutatis e Lacrimosa, ma il Dies Irae è assolutamente inarrivabile.
Quello di Mozart lo trovate qui, ma quello che mi piace più di tutti è questo, è di Verdi [per quanto bandistico] e mi fomenta più dei Rammstein.
Come commentavamo con il convalescente Plasson [sempre grazie a te amico mio], quando le "signore" dell'auditorium hanno da commentare acidamente solo sull'abito del soprano è evidente che sul resto non c'è niente da dire, io continuo però ad avere la sensazione che questo auditorium nuovo abbia un suono più ovattato di quello vecchio, ma chi sono io per rompere le palle a Renzo Piano?

martedì, dicembre 11, 2007

NATALE

Dialogo a due voci

Martedì 11 dicembre ore 18.00 presso la Biblioteca Basaglia

Via F. Borromeo 67 00168 Roma
tel/fax 06/61661863, tel 0645439330
c.coccia@bibliotechediroma.it


Intervengono

Cardinale Achille Silvestrini

Prefetto emerito della Congregazione per le Chiese orientali

Erri De Luca
Scrittore

Ingresso libero

domenica, dicembre 09, 2007

Liber Libri - Fiera della piccola e media editoria - Roma
Come potevo mancare? e infatti non sono mancata.
Finalmente dopo due anni di matrimoni per l'otto dicembre sono riuscita a tornare a quella che ogni anno mi sembra la giusta situazione prima di natale. Sì perchè a Natale si regalano libri, o almeno si dovrebbero regalare libri, esiste forse una cosa più utile in questo regno del superfluo? No.
Gli stand sono sempre di più e mi risulta strano considerare case editrici come Voland o e/o o Fazi come piccole, ma meglio per me che ce le ho trovate.
Spendo tra l'altro due buonissime parole per la Voland dove mi sono recata in pellegrinaggio e ho chiesto il poster di Amelie Nothomb autografato [ora in mio possesso!!!] e mi sono fermata a fare due chiacchiere con una delle ragazze presenti allo stand. Alla fine, nonostante la mia ammissione che non avrei comprato il libro in uscita a febbraio perchè l'avevo già letto in francese, mi ha anche regalato un altro libro; ora io non so come si chiama la ragazza ma vorrei pubblicamente ringraziarla per il bene che sparge per il mondo, specialmente quello che ha sparso su di me, grazie!
Ma la mia giornata di gloria non è finita qui, sì perchè stavolta ho avuto il coraggio di parlare con uno dei miei autori preferiti: Fabio Geda. Ho girato intorno al suo stand per una ventina di minuti prima di trovare il coraggio, ma devo ammettere che ne è valsa la pena. A parte il fatto che è stato non solo gentilissimo, ma pure simpatico, abbiamo chiacchierato per una ventina di minuti di libri, di Torino e degli scrittori in generale. Mi è rimasta una bella sensazione, come quella che mi ha lasciato il suo libro [già pluriregalato e pluriconsigliato], oltre al fatto che abbiamo concordato come, attualmente, sembra che se non scrivi qualcosa di terribilmente triste o pesante non vieni preso sul serio. Oltre a questo ero in brodo di giuggiole perchè ha detto che continua a leggere questo blog e avrebbe comprato "L'eleganza del riccio" per quello che avevo scritto a riguardo. E so' soddisfazioni.
Veniamo alle note dolenti, nonostante i fondi neri ho speso di nuovo un putiferio, ma ora annovero i due saggi sulla paraletteratura di Evangelisti che mi mancavano, le vignette di Mr. Wiggle da regalare assieme ad altri due libri sempre della Instar i cui proventi vanno al Banco Alimentare, un libro di Medina Reyes che mi mancava, un paio di libri per il gonzore dettati dal senso di colpa e i racconti di Carroll.
Ci vediamo alla prossima fiera del libro, e accorrete numerosi!

mercoledì, novembre 21, 2007

Libreria Feltrinelli - Via Appia Nuova

Ieri, credo per la seconda o la terza volta in vita mia, sono entrata in una libreria e ne sono uscita senza spendere un centesimo. L'occasione di questa stupefacente esperienza (ma anche un po' triste se vogliamo), è stata l'inaugurazione della nuova Feltrinelli a via Appia Nuova (Roma).
In occasione dell'evento c'era addirittura un'orchestra, ma soprattutto c'era Jonathan Coe intervistato da Stefano Benni e a questo punto, vista la mia passione per Coe e quella di stupendoboy per Benni, non si poteva mancare.
Evidentemente siamo stati proprio gli unici a pensare di andare, considerato che dentro la libreria la densità era di dieci persone per metro quadro, il che è bastato per farmi desistere dal comprare alcunchè, questo e il fatto che alla cassa c'era una fila che nemmeno ai benzinai prima dello sciopero.
La libreria è la classica Feltrinelli, niente di nuovo sul fronte occidentale, Coe è sceso dal taxi dietro di me e l'ho visto solo di spalle perchè stavo leggendo, e Benni nemmeno l'abbiamo intravisto. Peggio ancora, stupendoboy non ha nemmeno comprato il suo nuovo libro, sempre per i succitati motivi.
Vi chiederete...che ve lo racconto a fare se si è risolto tutto in un nulla di fatto?
Perchè, mentre aspettavamo Alca fuori dalla libreria, è uscito niente meno che... ERRI DE LUCA. A questo punto la tachicardia ha preso improvvisamente il sopravvento e come al solito mi sono limitata a guardarlo, mentre venivo ripetutamente sollecitata ad andare a dirgli qualcosa.
Ma che vuoi dire al tuo scrittore preferito la cui principale qualità ai tuoi stessi occhi è che sia forastico? Niente, come al solito niente, ma improvvisamente tutto il pomeriggio si è risolto in un successo strepitoso.
Che volete fare, ci vuole veramente tanto poco a farmi felice...

lunedì, novembre 12, 2007

Auditoriun di Roma - Una domenica bestiale
La premessa d'obbligo è che questo fine settimana mi sono nati due, e dico ben due, nipotini: Angelica e Luca (in rigoroso ordine di apparizione) quindi prima di tutto un benvenuto a loro e un bacione alle stanche mamme. Detto questo, non perderò molto tempo rispetto a quanto accaduto dopo la morte di Gabriele, tifoso, ad opera di una guardia dal grilletto facile, purtroppo è quello che capita a dare la divisa a degli esaltati, speriamo solo che non si faccia la fine dell'inchiesta di Genova per Carlo Giuliani.
Ieri pomeriggio invece, all'oscuro dell'intero delirio, io e il mio compagno di avventure musicali siamo andati all'auditorium a sentirci Bollani che suonava niente di meno che la Rhapsody in Blue di Gershwin, non so se mi spiego.
Si inizia con la Jazz Suite di Erwin Schulhoff e quindi con un'ottima sorpresa. Già pronti a sorbirci l'ennesimo pappone cacofonico di musica contemporanea rimaniamo piacevolmente colpiti e anche un po' stupiti, insomma lasagne quando ti aspetti un panino.
Dopo, entra il pianoforte, e con lui il maestro. Capelli lunghi, camicia rossa fuori dai pantaloni e un paio di battute giusto così, per metterci a nostro agio. La sua versione della rapsodia è fantastica, al punto tale da scioccare anziane signore sparse ovunque che: "...ma insomma, così non si è mai sentita!" Già signora mia, ma ci sarà una ragione, come ricorda il buon Yari, per cui la prima volta fu lo stesso Gershwin a suonarla.
Possiamo ridurre il tutto alla parola IMPROVVISAZIONE, che non è una buona ragione per spaventarsi, ma tant'è, il mondo è bello perchè è vario ["Lei non trova che Verdi sia così bandistico?"e questa la capiamo in due].
Come se non bastasse, tra un applauso e l'altro (si rischia di superare il record dei 40 minuti di applausi a Zubin Metha) il nostro amatissimo Bollani infila anche una versione decisamente sincopata di Per Elisa e altro, sul quale io e Yari stiamo ancora discutendo.
Si arriva all'intervallo, e ve lo dico per me già era sufficiente così, ma quando si è fortunati non ci si tira indietro e il proseguio era la sinfonia n.9 in Mi minore op.95 di Dvoràk, meglio conosciuta come la sinfonia "Dal nuovo mondo", ora forse così non vi dice niente, ma il suo leitmotiv è famosissimo.
Che volete, se è vero che le sfighe capitano tutte assieme c'è da dire che certe coincidenze fortunate fanno ben sperare; per esempio, dopo tutto questo, abbiamo lisciato di cinque minuti gli incidenti a ponte Milvio e siamo arrivati a casa senza problemi, nonostante le belve in libera circolazione per Roma, ma questo è il risultato di panem et circenses quindi vedetevela voi.
Per quanto ci riguarda, questo stesso concerto verrà riproposto mercoledì prossimo su radio tre, vi consiglio vivamente di non perderlo per nessuna ragione al mondo
RADIO3 SUITE - IL CARTELLONE
MERCOLEDÌ 14 NOVEMBRE 2007ORE 21.00
ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA- Stagione Sinfonica 2007 - 2008 in diretta dal Parco della Musica in Roma Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia direttore, James Conlon; pianoforte, Stefano Bollani musiche di Schulhoff , Gershwin e Dvorak .

lunedì, novembre 05, 2007

Free-ignorance week end

La presenza degli amiconzi ha reso questo fine settimana lungo un momento, oltre che piacevole, pieno di mostre ed eventi.
Abbiamo cominciato con il rinnovato Palazzo delle Esposizioni, dove ce ne sono addirittura tre: Kubrick, Rothko e Ceroli.
Quella che riguarda il regista era indubbiamente l'esposizione più grande, ma l'ho scorsa abbastanza velocemente, con l'eccezione di un minuto di venerazione all'angolo Shining, dove ho capito che in ogni casa c'è bisogno di un'ascia.
Rothko mi è piaciuto tantissimo, specialmente quelli che vengono considerati i suoi quadri più austeri, mentre non conoscevo Ceroli, ma mi è piaciuto, per quel poco che ho potuto capire.
Il pomeriggio, con aggiunta della socia, abbiamo proseguito con Gauguin al Vittoriano, mostra decisamente troppo affollata per la location. Non c'è niente da fare, qualsiasi cosa si esponga lì perde tantissimo. Tra l'altro non sono un'amante del periodo delle isole, personalmente mi piaceva di più quando il suo stile era tipicamente impressionista e di queste tele non ce n'erano molte.
Il giorno successivo, un ottimo inizio con la panoramica "da Cranach a Monet " a Palazzo Ruspoli in via del Corso. Solo 57 opere, ma molto ben esposte, alcune poi mi sono piaciute proprio tantissimo. Le "Rose di eliogabalo" (sul quale invece la gonza alta si è ammazzata dalle risate), Monet e Pissarro su tutti (e per forza, gli impressionisti restano sempre i miei prediletti).
Nel pomeriggio abbiamo visitato alle Scuderie del Quirinale la mostra sulla Pop Art con più di 100 opere tra cui la famosa Marylin di Wharol e poi Lichtenstein e Jones.
Come anche per il palazzo delle esposizioni, la mostra era molto affollata, ma la disposizione delle opere e il posto stesso permettono una fruzione adeguata della stessa.
L'ultimo giorno, anche se orfani degli amichetti ormai in treno per Torino, siamo andati a vedere i Macchiaioli al Chiostro del Bramante e anche la mostra "Margini - nello spazio dell'arte" che si trova all'ultimo piano del chiostro. Le abbiamo trovate entrambe molto belle, sia per come erano organizzate sia perchè non capita spesso nè di vedere esposti tanti quadri di Fattori, nè dei giovani artisti contemporanei.
L'ultimo sforzo, per così dire, di questi giorni densamente culturali è stato andare a vedere la piece "Il sogno del soldato" di Kaiser Georg al Teatro dei contrari. Trovate qui altre informazioni, per quanto mi riguarda posso dire soltanto che mi è piaciuto molto, ma purtroppo era l'ultima serata e quindi non vi posso nemmeno consigliare vivamente di andarlo a vedere, la prossima volta cercherò di andare alla prima...

mercoledì, ottobre 31, 2007

Ennio Morricone - Roma, Auditorium

Una decina di anni fa, (per essere precisi quasi 9 esatti) andai a vedere il concerto del Maestro all' allora Auditorium di via della Conciliazione. Era un martedì, pioveva, era il suo compleanno e io piansi per quasi tutta la durata del concerto.
C'erano anche Branduardi e Dulce Puentes e.... insomma fu qualcosa di sensazionale, i suoi classici e la musica che scaldava il cuore. Ovvio che deve piacere, ma come fa a non piacerti? E non a caso ci fecero un disco.
Stavolta è stato diverso e non per la pioggia.
Già, perchè quando siamo arrivati all'auditorium avevamo appena vinto i 200 stile, io ero bagnata fino alle ossa e avevo in atto un principio di assideramento nonostante non facesse molto freddo (è tutto molto relativo quando porti addosso tre kg di stracci bagnati).
La prima parte del concerto, in quello che plasson definisce il ventre della balena mentre a me sembra piuttosto il dentro di una tartaruga ninja, non è stato come mi aspettavo.
Non posso dire fosse brutto, ma non stimo molto la musica contemporanea ed è stato come andare ad ascoltare i concerti brandeburghesi e trovarsi di fronte a Schönberg.
Niente di male, solo non ero preparata.
La cantata Voci dal silenzio, per esempio, dedicata a tutte le stragi della storia e scritta dopo l'11 settembre, è pesante, nel senso che rende proprio l'idea, ma non si può intendere come un Morricone classico, come lui stesso dice... questa è musica assoluta ed è diversa dalla musica applicata come chiama invece le sue colonne sonore.
Io voto per la musica applicata.
La seconda parte si chiamava invece Musiche per il cinema. Nelle prime due suite abbiamo ritrovato Bugsy e La Città Della Gioia, nella terza la prima assoluta di Sicilo e altri frammenti, prontamente rinominata "partitura per sassi e orchestra" e poi Mission e non aggiungo altro se non che è stata una di quelle situazioni in cui ho avuto la certezza dell'esistenza di Dio.
Non pago di tutto questo al primo bis ha anche fatto Sacco e Vanzetti, non cantava Joan Baez, ma andava benissimo comunque per farmi ricordare il mio mangiadischi verde pisello che lo suonava in continuazione quando ero piccola. (Questa è la mia canzone preferita in assoluto).
A quel punto ero ancora fradicia, congelata e con le articolazioni doloranti, ma andando a casa camminavo a tre metri da terra e non solo perchè stupendoboy mi aveva prestato il mantello, ma perchè i concerti di Morricone restano uno di quelle cose per le quali vale la pena vivere.
Here's to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!

domenica, ottobre 14, 2007

Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia e The Swingle Singers
Direttore Antonio Pappano - Rrecensore esterno YARI
Programma:
Luciano Berio (Oneglia, 1925 – Roma, 2003)
Sinfonia per otto voci e orchestra - 35’
Giacchino Rossini (Pesaro, 1792 – Passy (Parigi), 1868)
Stabat Mater per soli, coro e Orchestra – 1h e 10’

Emma Bell soprano
Sonia Ganassi mezzosoprano
Lawrence Brownlee tenore
Shen Yang basso
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia
Maestro del coro Norbert Balatsch
Direttore Antonio Pappano


Dentro la pancia della balena/astronave I
Insomma, per farla breve, è andata che ho trovato il modo di fare l’abbonamento, ad un prezzo ragionevole, all’intera stagione sinfonica dell’Accademia di S. Cecilia e, su gonzica richiesta, l’idea sarebbe quella di cercare di buttare giù qualche riga ad ogni appuntamento.
Non so fare premesse o quant’altro, quella è roba da chi se ne capisce davvero, io di tutto st’insieme di note ho capito solo una cosa, è assolutamente come con i libri e con il leggere, la stessa cosa, nessuno ti può costringere, niente ti ci può portare se tu non vuoi, è un viaggio che bisogna fare da soli fino ad affinarne una sorta di bisogno, è tutto legato a quello che arrivi a sentire: stringimenti di cuore, sentimenti e piccole felicità. E basta.
Si parte bene quest’anno, per l’inaugurazione è stato scelto uno di quei mix che piacciono tanto al direttore Antonio Pappano : la prima parte di programma è dedicata alla musica ‘moderna’ di Berio mentre la seconda parte si affida alla maestria di Rossini. Lo scopo è palese, forzare l’ascolto della prima, attraverso il richiamo della seconda.
Onestamente devo dire che io la musica classica ‘moderna’ non la amo particolarmente, il problema è tutto nelle basi, la musica è un linguaggio dai molti livelli e mentre della musica classica ‘classica’, lo so è fastidiosa sta cosa, ma non so dirlo meglio, possiedo elementi di grammatica derivanti dall’ascolto e da una qualche passata esperienza di pesudo-musicista, la musica classica ‘moderna’ che questa grammatica, tanto per cominciare, se l’è reinventata (d’altronde non poteva essere diversamente, visto che quando Berio scriveva sul pentagramma fuori era il 1968 con tutto quello che ne consegue), mi lascia come davanti ad una pagina scritta in ideogrammi…non so davvero da che parte iniziare.
Detto ciò, sarà forse perchè era un ciantafurche (nome degli abtanti di Oneglia) ma questa sera, devo ammettere, che la sinfonia di Berio dal terzo movimento in avanti mi è pure piaciuta, ma pensa te. Forse perché è, volutamente, riassuntivamente sperimentale nel senso che tenta nuove strade piegando vecchie forme a nuove dimensioni. Nel terzo movimento ad esempio, c’è un tema portante ripreso da Mahler che viene mostrato, nascosto, decomposto, masticato e poi rigurgitato in diversi modi. L’uso delle voci umane, considerate alla stregua di strumenti come gli altri, se pur stordente, ha in questo pezzo geniali intuizioni. Detto ciò, molto del mio giudizio positivo dipende dal fatto che mi aspettavo il peggio da questa parte. I Swingle Singers sono un’Ensamble fenomenale (odio le parole francesi ma come lo si dice in italiano un coro che non è un coro? E nemmeno un insieme di solisiti, ma una via di mezzo???) estrazione jazz, purezza di timbro e precisione nei tempi micidiale, bravissimi.
Ci sarebbero mille altre cose da raccontare, di come, ad esempio, il secondo movimento derivi dalla scomposizione del nome di Martin Luther King e di come impazzino sino quasi a sembrare un rap ante litteram le citazioni del grande antropologo Levi-Strauss…ci rinuncio e vado avanti.
Giuro, dello Stabat Mater ho capito che mi sarebbe piaciuto dalle prime 10 battute. Il genio è già tutto lì, come spesso accade, in quella formula magica che ti prende dal tuo secolo, dai tuoi casini, dalle tue sciocchezze e ti sbatte ai piedi di una croce a veder morire tuo figlio con gli occhi di Maria.
Emma Bell è bellissima nel suo vestito bianco ed è anche davvero brava, sarebbe da invitare a cena solo per sentirla leggere il menù, degli uomini ho preferito il basso al tenore (ma mi accade spesso a meno che i tenori non siano davvero bravi) mentre per quanto riguarda Sonia Ganassi il timbro la relega , quasi sempre, ad un ruolo di piano inferiore rispetto ai soprani, che forse non meriterebbe.
Non mi soffermo sulla partitura è bellissima e se uno ha un minimo di curiosità per queste cose io penso che sia da ascoltare subito. Dirò solo che il finale in fuga mi è piaciuto tantissimo, ma con le fughe mi si frega sempre e quindi non faccio testo. Vorrei essere in grado di dire come è stata eseguita, ma so già che non ci riuscirò, hanno suonato in modo emozionante. L’anno scorso avevo notato che Pappano faceva rendere al meglio l’orchestra soprattutto nelle parti veloci e ritmate (Mozart, Chaikovski ecc ecc) ma non incantava nelle parti piene di colori e di temperature diverse forse per paura di abbandonarsi ad un lirismo fuori luogo. Oggi invece è stato proprio nelle parti recitate o quasi sussurrate il punto di forza dell’esecuzione, nell’attenzione, nella sottile delicatezza delle scelte di punteggiatura che hanno fatto rendere al meglio qualcosa di suo, già molto vicino alla perfezione. In sostanza è come se l’orchestra fosse migliorata durante questa pausa estiva e l’avesse voluto dimostrare subito ai blocchi di partenza della stagione. Il coro, come sempre, è come un solista a cui esce l’assolo, come un ciclista che vince una tappa in solitaria, degno di nota e di un applauso speciale.
Le cose vanno coltivate, quando piacciono, quando danno se non felicità, almeno emozioni. So che la musica classica non viene solitamente associata ad emozioni diverse da quelle che portano dritto per dritto al sonno, ma io, per quanto vale, garantisco una cosa, è il caso di dargli una possibilità, perché se poi per fortuna si capita in poltrona, in una giornata come questa, è facile che se ne voglia ancora, sino a non smettere più.

mercoledì, ottobre 10, 2007

Vittorio Sermonti e l'Eneide - Rizzoli, 24.00 €
Ieri sera con Plasson siamo andati a vedere la prima parte dell' 8° canto dell'Eneide recitata da Vittorio Sermonti e devo dire che è stata un'esperienza decisamente piacevole, che andrà ripetuta quanto prima, nonostante questo canto sia un po' noioso, anzi, come dice il grande saggio, "diplomatico".
Grazie al comune di Roma, sono già due settimane che nell'esedra dei musei capitolini, davanti alla statua equestre di Marco Aurelio e di fianco alla lupa, il professore accompagna i primi cento fortunati che si mettono in coda nel viaggio intrapreso dal figlio di Anchise dal rogo di Troia alle sponde del Tevere. Viaggio allegorico ma non so dirvi altro ovviamente, potrete trovare quest'informazione e molte altre sulla rilettura "moderna" dell'Eneinde proprio di Sermonti uscita da poco per Rizzoli di cui vi allego la quarta di copertina:

Enea, pastore di popoli e fondatore di città, piange sulle sofferenze che infligge e sugli orrori cui è costretto a presenziare. La regina Didone è una Medea in lacrime che da Enea, amante fedifrago, vorrebbe aver avuto almeno un bambino ("quasi una Medea musicata da Puccini"). Il giovane re dei Rùtuli, Turno, ha il feroce candore di una vergine, e "turbato d'amore" per Lavinia vorrebbe sfondare la corazza di quella "checca di Frigia" (cioè Enea). Lavinia arrossisce e si dispera, ma noi non sappiamo cosa passa davvero nella sua testa di ragazza spaurita, mentre capiamo benissimo che è sua madre a essere perdutamente innamorata di Turno, genero in pectore. E Giunone, nemica giurata di Enea, senza rendersene conto fornisce al dottor Freud una stupenda epigrafe per l'Interpretazione dei sogni: "se non posso piegare i Celesti, mobiliterò l'Acheronte". Sullo sfondo, il senso di un Fato inappellabile, e la pulsione primaria degli uomini ad ammazzarsi fra loro. Perché leggere oggi l'Eneide di Virgilio, con la guida e nella nuova traduzione di Vittorio Sermonti? Perché è "attuale"? Sì, ma nel senso che "la percezione del tempo presente e della sua velata fatalità non è mai così lancinante, come quando ascoltiamo le parole, la musica, le favole dei grandi classici". E soprattutto perché continua Sermonti se "la poesia, la grande poesia, è, allo stesso tempo, misteriosa e domestica, misteriosamente domestica, come la conversazione dei grandi che i bambini ascoltano giocando sul tappeto", forse non esiste nulla al mondo che renda il timbro inconfondibile, l'emozione assoluta della poesia come l'Eneide.
Sermonti intervalla la recitazione in italiano ad alcune frasi latine in metrica, la cui musicalità è evidente anche ad un orecchio profano come il mio, insomma una poesia con la musica di parole.
L'ultimo canto sarà sabato 20 ottobre, quindi affrettatevi!

giovedì, ottobre 04, 2007

Torino - Police
Questo fine settimana si sposava il testimonzo, quindi il nostro mitico viaggio in trasferta nel paese dei gianduiotti è partito da sabato sera (e comunque sì, ho fatto in tempo a vedere i quattro pappini che ci ha rifilato l'inter e la nazionale di rugby che perdeva per poco....).
Con queste poco allettanti premesse abbiamo preso il nostro primo vagone letto per due... e devo dire che d'ora in poi cercheremo di effettuare ogni traversata notturna in quel modo: cabina con letto a castello, lavandino in camera e soprattutto un sonno che ci ha permesso di affrontare la domenica senza essere troppo stravolti.
Arrivati a Torino scopriamo subito due cose meravigliose, la prima è che per via delle giornate dell'ambiente il museo egizio non costava nulla e quindi ce lo siamo sparato appena arrivati assieme alla galleria sabauda e, per la cronaca, il nuovo allestimento è spettacolare.
La seconda ottima notizia riguardava invece la manifestazione "Portici di carta". Per chi non lo sapesse, Torino è piena di portici....il gonzorte era disperato.
Domenica sera purtroppo il toro ha perso all'ultimo minuto con la giuve e questo ha guastato un pochino l'ottima giornata, ma tant'è, mica possiamo essere gli unici ad essere sfortunati...
Lunedi' di contemplazione passata ad aspettare il concerto e visitare nipotine nuove -non perchè siano le mie ma sono veramente carine!- più libro nuovo di Amelie Nothomb in lingua. A Torino i libri francesi costano meno, forse perchè la Francia è più vicina?
Martedì passato a scorrazzare tra esposizioni e palazzi grazie alla mitica carta musei che ci ha dato l'accesso a Palazzo Madama e al Palazzo Reale oltre che alla mostra sull'Afghanistan, molto interessante. Nel pomeriggio, in quanto giornata della pace, abbiamo anche visto uno spettacolo di tre persone appese ad una corda che pendeva da un grattacielo, volteggianti in Piazza Castello, mgari era un'allegoria e non l'abbiamo capita.....
La sera, finalmente, Stadio delle Alpi, comprato dalla giuve e non ancora tornellato, praticamente uno stadio allo sbando e sporchissimo...
Apre un gruppo ensemble di Taranta con alla voce raiz ex-Almamegretta, meraviglioso! Non avendolo saputo questa è stata una grande bella sorpresa, grazie Copeland che a tempo perso ti occupi anche di taranta.
A seguire il gruppo del figlio di Sting (bello pure lui, a riprova che la genetica in certi casi non è un'opinione) e cioè i Fiction Plane, che assomigliano un po' ai police prima maniera con un tuffo nel grunge, niente di indimenticabile comunque.
E poi...arrivano loro, che vevo 15 anni e il fratello della mia compagna di classe mi copiava le cassette e imparavo il significato di bootleg, lo stesso fratello che era anche a Parigi e stava li' quella sera.
Arrivano i Police che pensavo non avrei mai visto e che per per comprarmi il libro con gli spartiti avevo sostenuto con mia madre la tesi che mi servivano per imparare l'inglese; quelli per cui ho usato il mio primo "stipendio" di baby sitter tanti anni fa per comprare "Message in a box", 6 cd con l'opera omnia in edizione numerata.
I Police, che potrei fare follie per qualcuno che mi dice che "Mais non pouvons faire ce que nous voulons, J’aurais toujours faim de toi".
I Police.
A Roxanne mi sono commossa, a Every breath you take ho stritolato la mano del gonzorte. Quando hanno suonato Every little thing she does is magic ho desiderato essere un uomo per innamorarmi in questo modo folle e a Wrapped around your finger mi sono sentita DIO.
Quando hanno finito e non hanno suonato la mia preferita, e lo sapevo perchè c'era l'intro di pianoforte nella versione originale di Bring on the night, ho pensato che andava bene uguale, in fondo avevo appena visto il concerto dei Police e anche se la Roma aveva perso era comunque una delle serate più indimenticabili della mia vita.
Mi piacerebbe essere brava a scrivere per dirvi come mi sono sentita, vorrei essere un poeta per fissare quei momenti e rileggermi per farmeli tornare in mente, ma non sono capace e allora vi dico solo che ho quasi corso intorno allo stadio per trovare l'entrata e mentre stavo li' e aspettavo, ho pensato che ero proprio una persona fortunatissima e mi dispiaceva per il gonzorte che probabilmente non sarà uno dei 20.000 che andrà a vedere i Led Zeppelin, perchè forse anche lui si sarebbe sentito come me martedì sera.
Il concerto è stato spettacolare e se pure si sono rimessi insieme solo per i soldi e magari non si parlano non me ne frega niente, la musica ha surclassato ogni tipo di difficoltà ed in questo caso ha sicuramente vinto.
Io ho realizzato un sogno e non è una cosa da tutti i giorni.

lunedì, settembre 10, 2007

L'arte contemporanea

La scorsa settimana abbiamo passato il week-end a Venezia, infilando in sole 48 ore la Biennale, la mostra del cinema e la regata storica.
Praticamente escludendo il Carnevale, abbiamo fatto tutto quello che la città offre in una botta sola e se proprio ve la devo dire tutta, Venezia è bella e io ci vivrei, eccome!
Lo scopo della nostra presenza era appunto la Biennale d'arte contemporanea, che si dipanava tra i padiglioni dei giardini, l'arsenale e varie postazioni sparse per la città.
Ora faccio la colta ma io di questa mostra non sapevo niente, se escludiamo il fatto che riguardasse l'arte contemporanea (che ovviamente chiamavo, sbagliando, moderna). Fortunatamente siamo andati con amici che erano molto più acculturati e ho anche imparato che alla fine della biennale eleggono pure un paese vincitore.
Per quanto mi riguarda ogni volta che uscivo da un padiglione ero sicura che avrebbe vinto il paese appena visitato, escludendo alcuni casi macroscopici, che sono sicura non aver capito (e questo per non fare un torto a nessuno).
Alla fine di questa scorpacciata di video, istallazioni, quadri, foto e sculture di varie forme, dimensioni e materiali, quello che mi è rimasto è che ho visto tante cose bellissime, ma non chiedetemi perchè. Questo tipo di bello è qualcosa che, parafrasando il sottotitolo della mostra, "...senti con la mente e pensi con i sensi", senza contare che mi sono comprata anche una bellissima borsa a forma di maglietta con scritto "I'm a conceptual piece of art"!
Per quanto riguarda la mostra del cinema abbiamo visto (in ordine di apparizione) Lino Toffolo (che poi abbiamo scoperto essere un autoctono), fabio capello (Boia), l'ultimo vincitore dell'isola dei famosi (che era uno sconosciuto prima e lo resta tutt'ora) e SPIKE LEE!!!!
Sabato invece in occasione della notte bianca e dopo il Vday, siamo andati al MaCro di Roma a vedere una mostra che si chiama Into me/Out of me, probabilmente ne avrete visto la locandina se vivete qui, è quella in cui c'è una lingua che lecca una pupilla, ed è disgustosa esattamente come pensate.
Una serie di foto, video e chissà come le chiamano gli autori, che fanno più impressione che altro. Diciamo pure che se volevano scioccare con me ci sono riusciti in pieno, fortunatamente venivo dall'altro lato dell'ex-mattatoio dove c'è la mostra di 80 anni di tifo romanista ed ero in gran forma, altrimenti sarei stata parecchio male, una fra tutte le installazioni, il fimato di una donna nuda che fa l'hula hoop con un filo spinato e tutto quello che ne consegue.
Continuando sulla notte bianca, che nel nostro caso è stato più che altro un pomeriggio, vi consiglio la mostra al vittoriano di Spider-man e quella subito sopra di Sughi. Sconsiglio invece il Bambin Gesù delle mani del Pinturicchio, perchè per un solo quadro costa veramente troppo e, se c'è ancora, la molto divertente mostra dei 75 cartoonist da tutto il mondo sul calcio, che si tiene a piazza Cairoli all'istituto di cultura latino-americana.
Anche quest'anno non sono riuscita ad andare a vedere il giardino all'Istituto di cultura Giapponese, ma conto di colmare al più presto questa ennesima lacuna. Sayonara.

martedì, luglio 31, 2007

Giovanni Allevi, Cavea dell'Auditorium - Roma

Ci sono sogni che fanno di tutto per essere realizzati e sicuramente in questo aiutano e supportano il portatore sano che li desidera.
Io questo concerto lo volevo vedere da tanto e quando mi sono rotta il naso volevo tanto andarci lo stesso e alla fine ce l'ho fatta, con il gessetto e l'ansia che mi dessero una gomitata ce l'ho fatta, anche grazie a Yari che mi supporta nella mia malattia musicalmente classica quando il gonzorte si defila immantinente.
Allevi è un genio, piuttosto ansioso, ma non sregolato, se non quando vola con le sue mani sulla tastiera creando delle melodie indicibili. Kurt Cobain voleva scrivere la canzone pop perfetta, quella che non ti avrebbe stufato nemmeno dopo averla ascoltata un milione di volte, Allevi ha scritto un brano per pianoforte che pur prestato alla pubblicità (BMW serie 3 touring) riesce ancora a farmi venire i brividi e quando la propone al bis e infila anche Prendimi ho pensato che basta per favore, davvero il mio piccolo cuore non può sopportare altro, se non ti fermi mi sento male, e se poi cado mi rompo un altra volta....
Questo concerto, con tutti i brani di Joy, Monolocale 7.30 a.m. e due da No Concept, che tra l'altro mi piace leggermente di più dell'ultimo, è stato come fare un bagno nel velluto caldo. Sensazioni ed emozioni si sono susseguite velocemente, al ritmo accelerato dei suoi pezzi, fino a portare ad un'estasi mistica (e se pensate che sto esagerando è perchè ieri non c'eravate) in cui la frase "pace dei sensi" acquista improvvisamente un significato nel quale ci si può crogiolare.
Un sacco di critici si accaniscono sulla sua presunta tecnicità poco comunicativa, già già, ma per esempio io Jarret lo odio, che dire? magari quello che ha detto il direttore di Umbria Jazz e cioè che possiamo fare a meno di lui ma non della sua musica; il mondo è bello perchè è vario e il mio è più bello da quando lo ascolto e, tra l'altro, il benessere è perdurante e anche stamattina mi sento decisamente bene, con tutto che devo andare dall'otorino per sapere se posso partire, se non è un miracolo questo...