martedì, luglio 18, 2006

Banana Yoshimoto "Ricordi di un vicolo cieco" Feltrinelli 11.00€
Libro di racconti da una delle mie autrici preferite, che secondo me scrive meglio le storie brevi che non i romanzi lunghi - nella mia personale classifica Amrita è ultimo.
La pagina dietro la copertina parla di cinque personaggi in cerca della felicità, ma non è la felicità solare e gioiosa che ci possiamo immaginare, piuttosto la felicità amarognola data più dal ricordo delle cose felici passate o da quelle tristi, che si sono finalmente allontanate.
C'è questo strano piacere nel dolore che le popolazioni orientali si sanno decisamente gestire meglio, una specie di passiva accettazione, una versione nipponica dello stare seduti sulla sponda del fiume ad aspettare che passi il cadavere del nemico, anche il nostro se serve.
Niente è eccessivo in Banana, non le parole, sempre misurate e quando non lo sono è colpa delle traduzioni (meglio gay di checca), nè il dolore o l'amore o il piacere, sembrano tutte emozioni che si distendono su un continuum, tante facce della stessa medaglia.
Emozioni e parole lontane dalla passione che sembra pervadere la vita degli occidentali, passione che vista da lontano non sembra affatto da invidiare, mentre la loro placida tranquillità io la vorrei per me, che senso ha impazzire per una squadra di pallone, un'amore, una città?
A volte mi piacerebbe riuscire a fare altrimenti, poi torno con il pensiero al 2001 e mi commuovo rendendomi conto di non essere ZEN. L'anno prossimo mi iscrivo di nuovo a Yoga, almeno quando salto non mi stiro la schiena.....
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