mercoledì, febbraio 21, 2007

Friedrich Durrenmatt "La morte della Pizia" Adelphi
Capita spesso che quando vado a casa di persone che non conosco vengo irrimediabilmente attratta dalle loro librerie, come si dice ....un libro vale più di 1000 parole, e capita anche di scoprire come, nonostante io legga veramente di tutto, anche se la mondezza è predominante, trovi nella libreria di qualcuno un saccco di cose che non conoscevo, oltre ai soliti classici.
Capita invece raramente che la persona ti regali un libro che non conoscevi, perchè appartiene alla scuola "non presto i libri ma li regalo" alla quale vorrei tanto appartenere anche io, ma non ho abbastanza soldi, ed è dopo questa premessa che vorrei ringraziare Massimo per avermi fornito un ulteriore spunto per i miei post grazie al graditissimo dono del libro in questione.
In questo brevissimo, ma incisivo racconto, l'autore, probabilmente ricordato dai più per le sue opere teatrali e per "La promessa", portata sullo schermo da un immenso J. Nicholson e un'altrettanto brava Robin W. Penn, si diverte a dare una spiegazione alternativa al famosissimo mito di Edipo.
Si comincia da un giovane, Edipo appunto, che si reca dalla sacerdotessa di Apollo, per sapere chi fossero i suoi genitori, e lei Pannychis XI, stizzita, annoiata dalla credulità umana ai suoi vaticini, oltre che presa in un momento probabilmente di SPM, gli dà un vaticinio assurdo, proprio uno di quelli che già a priori si capisce non avere senso.
Un racconto dissacrante, un divertissment basato su quelli che sono i topoi classici delle tragedie elleniche, con un finale in cui la Pizia e il più famoso indovino Tiresia, arrivano alla conclusione che "La verità rimane tale fino a che la si lascia stare", in un perenne ribaltarsi delle versioni dei fatti a cui ogni personaggio del libro e del mito contribuisce.
Sfilano in punto di morte davanti alla sacerdotessa non solo il più famoso indovino di Tebe, ma Edipo stesso, Giocasta, Laio e la Sfinge, alternativa ipotetica madre del protagonista stesso della tragedia greca per eccellenza.
Bello, scritto bene, breve, cos'altro si può chiedere a un libro? Magari di essere accompagnato da una splendida cena giapponese a base di sushi?
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