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domenica, giugno 23, 2019

In un giorno di pioggia by Raymond Chandler, Attilio Veraldi (Translator)

In un giorno di pioggiaIn un giorno di pioggia by Raymond Chandler
My rating: 3 of 5 stars

Raymond Chandler, che non ritengo abbia bisogno poi di cosí lunghe presentazioni, diciamo solo che assieme a Dashiel Hammett ha perfezionato quello che ormai da tanto viene chiamato il genere Hard Boiled, un poliziesco "non per signorine" dove il sesso e la violenza non vengono sfumati, ma raccontati. Niente di che, parliamo sempre degli anni 30/40, in confrontoa quello che si legge oggi sembra quasi che lo stile cosí noir sia una parodia di se stesso.
Raymond Chandler ha scritto un personaggio indimenticabile ed é il detective privato Philip Marlowe, rude, spiccio, con il fedora e l'impermeabile, sempre con un piede nella malavita e uno nella sede della polizia dove vanta, in entrambi i posti, amici e nemici.

Stavolta Marlowe é alle prese, come spesso accade, con dei ricatti che hanno al centro delle donne belle, ma immensamente stupide, che vanno salvate principalmente da loro stesse. Intorno alla signorina in questione ruota un padre adottivo con tanti soldi e portato ad attacchi di rabbia, un ex fidanzato liquidato che ha finito i soldi, un collezionista di libri particolari e tutta la varia fauna ed umanitá che ruota intorno ad un giro del genere. La trama si puó riassumere cosí, ma i personaggi sono delle miniature, con pochi tratti l'autore riesce a farceli conoscere talmente bene che siamo in grado quasi di prevedere se non le loro parole almeno a grandi linee le loro azioni.

Un breve racconto che puó permettere a chi non lo consoce di apprezzare la bravura di Chandler e di affezionarsi alla sua creatura piú famosa.

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mercoledì, giugno 19, 2019

Scroogled by Cory Doctorow, Sergio Altieri (Editor), Floriana Pagano (Translator)

Scroogled

My rating: 3 of 5 stars

Scroogled é un gioco di parole difficilmente traducibile, ma in breve, se mettiamo assieme screw (fottere) e google diciamo che il significato é piuttosto chiaro, a patto di sapere che non é il protagonista che tenta di fottere google, quanto piuttosto il contrario, ma niente di personale.

Tornando dalle ferie in Messico un ex programmatore di google si vede trattato da terrorista, perché google permette al sistema di sicurezza americano di controllare la pubblicitá che appare sul suo sito ogni qual volta si controlli la posta. A quel punto una miscela di caffé esplosiva puó essere fraintesa e collegata a ricerche su razzi e missili e quindi ecco il problema. Con l'aiuto di una sua ex collega lo scenario che gli si presenta é tutt'altro che roseo, chiunque ha qualcosa da nascondere e chiunque puó essere frainteso. Voglio dire se morissi all'improvviso preferire che mia madre non controllasse la cronologia. Quindi lo scenario che ci prospetta Doctorow é piuttosto inquietante e tra l'altro nemmeno troppo lontano perché come sa bene ogni utente google, ogni qual volta facciamo una ricerca i primi risultati che ci vengono proposti sono stati scelti da google sulla base di quelle che sono state le nostre ricerche passate e quindi giá precedentemente selezionate, e lo stesso vale per la pubblicitá che ci appare di fianco ogni qual volta apriamo la posta elettronica (a questo riguardo consiglio comunque AD BLOCK).

Cory Doctorow non é mai stato un amante di google e non lo ha mai nascosto, ma tanto meno apprezza l'utilizzo smodato e senza controllo della rete che ultimamente sta facendo il servizio di sicurezza degli Stati Uniti, quindi se vi piace il genere vi consiglio "Little Brother" e "Homeland", da leggere rigorosamente in fila. Per quanto riguarda strettamente questo racconto, dura poco, é scritto bene, ma sinceramente manca un pochino di profonditá, chiaramente aveva le pagine contate, comunque per avere una rapida introduzione sull'autore e su quelli che sono i suoi temi preferiti é perfetto.

lunedì, maggio 20, 2019

Ciò che inferno non è by Alessandro D'Avenia

Ciò che inferno non èCiò che inferno non è by Alessandro D'Avenia
My rating: 2 of 5 stars

Alessandro D’Avenia è uno scrittore che rientra nella categoria “da leggere tra i 15 e i 25 anni”, ovviamente secondo me. Ci sono autori che ho letto e che non rileggerei, da oggi in poi D’Avenia, alla sua terza prova e al terzo libro che leggo, passa di diritto negli intoccabili, tra quegli autori cioè, che non toccherò mai piú. Niente di personale, ma non sono affascinata dai suoi adolescenti meravigliosi, dalle loro storie pseudoprofonde, dai loro turbamenti nè mi interessa leggerne ancora. Sono tre libri sugli adolescenti e sono libri per adolescenti, nè più nè meno, così come i libri di Volo sono per coloro che a 30 anni ancora non sanno chi sono e se ancora sei confuso, e ne hai 40, ti butti su Coelho, è così che va la vita, quanto meno in libreria.
Stavolta il nostro autore, dottore in letteratura e insegnante di adolescenti, alza la mira e per fare il grande salto, oltre ai soliti ragazzini ci mette anche Don Pino Puglisi, che è stato suo insegnante, così narra la legenda. Don Pino è stato ucciso dalla mafia nel quartiere di Brancaccio dopo 3 anni che faceva il parroco del quartiere, ma Don Pino non è stato dimenticato e i suoi insegnamenti hanno generato frutti, così come la morte di Falcone e quella di Borsellino, peccato non siano abbastanza, perché ci sarebbero ancora molte molte cose da fare, ma torniamo al libro.
Don Pino è un insegnante di religione in uno dei licei classici della Palermo “bene” e più di una volta chiede ai suoi alunni di andare a dargli una mano in parrocchia, a giocare con i bambini, ma solo uno, Federico, raccoglie il suo appello e quello che trova una volta attraversato il passaggio a livello che delimita il quartiere, lo sconvolge.
A Brancaccio Federico conosce prima di tutto la violenza, quella improvvisa, imprevedibile, ma anche quella pensata, studiata a tavolino, attuata con cura, come l’omicidio del “parrino” che viene fatto credere un furto finito male, mentre la mafia rimette le mani sul quartiere, quel quartiere che un prete stava cercando di cambiare. Sono gli stessi anni delle stragi di mafia, prima Falcone, poi Borsellino e poi Rita Atria, forse la storia più terribile di tutte perché la solitudine di questa ragazza deve essere stata incommensurabile, come anche la follia della madre che prima la ripudia e poi distrugge la sua foto sulla lapide. Ma a Brancaccio Federico conosce anche l’amore, quello per Lucia, una ragazza diversa da quelle del suo solito giro, e quello per i bambini che ruotano intorno al parroco e che in qualche modo sono l’ultima speranza per cercare di rendere il quartire e poi la città e infine il mondo, migliore di come lo abbiamo trovato.
Non ci sono personaggi indimenticabili in questo libro, a parte Don Pino Puglisi, ma lui lo era già prima. Come giá detto, questi ragazzi raccontati da D’Avenia corrispondono perfettamente allo stereotipo dell’adolescente e per questo ai miei occhi, sono decisamente poco credibili; ad esempio gli scambi tra Federico e suo fratello Manfredi mi hanno fatto venire i brividi, e non in senso positivo. Quindi non posso dire che il libro mi sia piaciuto, ma ha sicuramente un intento pedagogico e farlo leggere alle scuole medie/superiori, potrebbe comunque essere utile, sempre che prima i ragazzi abbiano letto “Nel mare ci sono i coccodrilli” di Fabio Geda, che è molto più realistico.