venerdì, marzo 02, 2007

INTERNAZIONALIZZIAMO I DIRITTI Cristovam Buarque
Splendida risposta del ministro brasiliano dell'educazione interrogato da alcuni studenti degli Stati Uniti...
La stampa nordamericana ha negato la pubblicazione di questo testo.
Durante un dibattito in un'università degli Stati Uniti il ministro dell’educazione brasiliano Cristovam Buarque, è stato interrogato su quello che pensava a proposito dell'internazionalizzazione dell' Amazzonia, proposta dagli USA.
Il giovane studente americano cominciò la sua domanda affermando che sperava nella risposta di un umanista e non di un brasiliano.
Risposta di Cristovam Buarque: - Difatti, in quanto brasiliano sarei semplicemente contro; qualunque sia l'insufficienza di attenzione dei nostri governi per questo patrimonio che è nostro! In quanto umanista, cosciente del rischio di degradazione ambientale di cui soffre l'Amazzonia, posso anche immaginare che l'Amazzonia sia internazionalizzata, come del resto tutto ciò che ha importanza per l'umanità.
Se, in nome di un'etica umanistica, dovessimo internazionalizzare l'Amazzonia, allora dovremmo internazionalizzare anche le riserve di petrolio del mondo intero. Il petrolio è importante quanto l'Amazzonia per il benessere e l’avvenire dell'umanità, malgrado ciò, i padroni delle riserve di petrolio hanno il diritto di decidere di aumentare o di diminuire l'estrazione di petrolio, come aumentare o no suo prezzo. Allo stesso modo, si dovrebbe internazionalizzare il capitale finanziario dei paesi ricchi.
Se l'Amazzonia è una riserva per tutta l’umanità, non può essere bruciata dalla volontà del suo proprietario, o di un solo paese. Bruciare l'Amazzonia, è grave tanto quanto la disoccupazione provocata da decisioni arbitrarie degli speculatori dell'economia globale. Noi non possiamo permettere che per il piacere della speculazione, si “brucino” le riserve finanziarie di paesi interi.
Prima dell'Amazzonia, mi piacerebbe assistere all’internazionalizzazione di tutti i grandi musei del mondo. Il Louvre non deve appartenere solo alla Francia. Ogni museo del mondo è il custode delle più belle opere prodotte per il genio umano. Non si può lasciare questo patrimonio culturale, così come il patrimonio naturale dell'Amazzonia, possa essere, manipolato e distrutto secondo la fantasia di un solo proprietario o di un solo paese.
Qualche tempo fa, un milionario giapponese ha deciso di seppellire con lui il quadro di un grande maestro. Prima che ciò accada, occorrerebbe internazionalizzare questo quadro. Mentre si svolge il nostro incontro, le Nazioni Unite organizzano il Foro del Millennio, ma alcuni capi di governo hanno avuto delle difficoltà a partecipare, a causa di impedimenti alle frontiere degli USA...
Credo dunque che New York, luogo della sede delle Nazioni Unite, sia internazionalizzato, almeno Manhattan, dovrebbe appartenere a tutta l'umanità. Come del resto Parigi, Venezia, Roma, Londra, Rio de Janeiro, Brasília, Recife, ogni città con la sua bellezza particolare e la sua storia, dovrebbe appartenere al mondo intero.
Se gli Stati Uniti vogliono internazionalizzare l'Amazzonia a causa del rischio di lasciarla tra le mani dei Brasiliani, allora internazionalizziamo tutto l'arsenale nucleare degli Stati Uniti. Per come sono capaci di utilizzare tali armi, provocherebbero una distruzione mille volte più vasta, dei deplorevoli incendi delle foreste brasiliane.
Durante i loro dibattiti, gli attuali candidati alla Presidenza degli Stati Uniti hanno sostenuto l'idea di una internazionalizzazione delle riserve forestali del mondo, in cambio di una cancellazione del debito. Cominciamo invece a utilizzare questo debito per assicurare a tutti i bambini del mondo la possibilità di mangiare tutti i giorni e di andare a scuola. Internazionalizziamo i bambini, trattandoli, ovunque essi nascono, come un patrimonio che merita l'attenzione del mondo intero. Quando i dirigenti del mondo tratteranno i bambini poveri come un patrimonio dell'umanità, non li lasceranno lavorare, quando dovrebbero andare a scuola, essi non li lasceranno morire quando dovrebbero vivere.
In quanto umanista, accetto di difendere l'idea di una internazionalizzazione del mondo. Ma finché il mondo mi tratterà come un brasiliano, lotterò affinché l'Amazzonia appartenga a noi. E solamente a noi!
Questo testo non è mai stato pubblicato. Aiutate la sua diffusione.
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