venerdì, luglio 04, 2008

Libri di donne e sfide di Anobii
La mia patologia per Anobii è ormai da tempo conclamata e una delle sfide cui sto partecipando riguarda il leggere 6 libri di donne provenienti da continenti diversi ed è appena partita. In riferimento a questa sto leggendo Azar Nafisi con il suo Leggere Lolita a Theran.
Nel corso del mese precedente però ho già letto, per caso, parecchi libri di donne che posso riassumere in questo post visto che è da parecchio che non scrivo.
Comincerei con Rossana Campo e il suo "Più forte di me". L'autrice la conoscevo, ho già letto il suo "Mai sentita così bene" e "In principio erano le mutande", ma con questo libro si cambia registro. La storia è quella del suo alcolismo, della sua caduta nella profondità degli abissi della dipendenza e della sua lenta risalita. Parole forti e situazioni estreme, storie borderline come molti dei personaggi, ma il tono ironico non viene quasi mai a mancare se non nei momenti di più profonda disperazione. Questo conferma la mia teoria che alla base della resilienza ci sia una fortissima dose di sana autoironia, comunque libro bello, pesante e articolato ma sicuramente significativo, che sposta l'autrice dal genere "leggero" a qualcosa di più pesante anche se trattato con una certa levità. Chie-Chan e io è l'ultima fatica di Banana Yoshimoto, che è probabilmente una delle poche autrici che leggo da sempre, in maniera continuativa e sequenziale, posso quasi affermare di averla anche vista un po' cambiare nel tempo, ora le sue atmosfere che prima erano leggere si sono fatte sempre più rarefatte, la trascendenza sembra emanare dalle sue parole e tutti i suoi libri più recenti come Ricordi di un vicolo cieco o Il coperchio del mare si muovono sia su un piano di realtà che su quello più sfumato delle intuizioni e della spiritualità. Peccato che in quest'ultimo libro ci siano un po' troppi stereotipi per i miei gusti, riguardano proprio gli italiani e forse per questo ho fatto più fatica a digerirli, o magari mi aspettavo qual cosina di più da un'autrice che professa un viscerale amore per la nostra povera patria, lettera minuscola.
Al buio di Patricia Cornwell, che condivide con la Yoshimoto - ma ancora per poco - il primato di essere letta appena esce in qualsiasi lingua, è un libro brutto di cui si poteva fare tranquillamente a meno, come anche del suo predecessore in termini di personaggi: A rischio. Ritroviamo il detective mezzo nero mezzo indiano con tanto di nonna sensitiva, Win Garano e il suo temibile procuratore distrettuale Monique Lamont, una al cui confronto Hilary Clinton fa tenerezza. Storia senza capo né coda, assolutamente risparmiabile, come parecchi dei recenti libri dell'autrice. Forse è il caso che ti metti a riposo e che ti godi i tuoi soldi cara mia.
Concludiamo con un capolavoro per levarci dalla bocca questo saporaccio di giallo e arriviamo a "I cani e i lupi" di Irène Némirovsky rispetto alla quale, ormai su tutta la rete, non si leggevano che complimenti riguardanti la sua trilogia Suite Francese, che non ho letto. La storia è quella di due, anzi tre bambini di Kiev che hanno in comune solo il cognome e l'origine ebraica. I due cugini più poveri ritroveranno il ricco parente parecchi anni dopo a Parigi, nell'epoca che sta tra le due grandi guerre e tutto riprenderà quasi da dove era rimasto un giorno in cui avevano bussato alla sua porte per essere protetti da un pogrom. La prosa è fluida e descrittiva e gli occhi dell'autrice sul mondo non risparmiano nemmeno una bruttura, ma è proprio forse in virtù di questo sfondo così cupo che alcune descrizioni di emozioni e sentimenti risaltano in modo così evidente dalle pagine del libro. Bellissimo.
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