sabato, marzo 10, 2007

"Paura e disgusto a Las Vegas" Hunter S. Thompson, Bompiani 8.00€

Libro lisergico dall'inventore del gonzo journalism, morto suicida a 68 anni meno di un mese fa. Parlava di se stesso in terza persona il Dott.Gonzo, reporter di guerra e giornalista sportivo, oltre che scrittore di questo romanzo psichedelico e allucinato in cui racconta di un weekend tossico in nella capitale americana più finta del mondo.

Il libro, uscito inizialmente a puntate su Rolling Stone, è stato poi portato al cinema da Terry Gillam e interpretato da un fantastico Benicio del Toro assieme a Johnny Depp, film tra l'altro bruttarello IMHO.
Come storia è pazzesca, va presa a piccole dosi, quindi siccome ritengo dobbiate leggerla, ve ne posto una piccola parte:


[...] San Francisco e la metà degli anni Sessanta erano un bel tempo e un bel posto da vivere. Forse ha significato qualcosa. O forse no, alla lunga... ma nessuna spiegazione, nessun insieme di parole o musiche o ricordi può toccare la consapevolezza d'essere stato là, vivo, in quell'angolo di tempo e di mondo. Qualunque cosa significasse...La Storia è difficile da conoscere, per via di tutte le stronzate che ci aggiungono, ma anche senza essere sicuri di cosa dice la Storia pare del tutto ragionevole pensare che ogni tanto l'energia di un'intera generazione si concentri in un lungo bellissimo lampo, per ragioni che sul momento nessuno capisce - e che mai spiegheranno, retrospettivamente, ciò che è veramente acceduto. Il mio ricordo principale di quel tempo sembra aggrappato a una o cinque o forse a quaranta notti - o mattine molto presto - quando mezzo sconvolto lasciavo il Fillmore e, invece di andare a casa, prendevo la grandiosa Lightning 650 e sfrecciavo sopra al Bay Bridge a centosessanta all'ora con indosso dei calzoncini L. L. Bean e un giubbotto Butte da pastore... irrompevo di là del tunnel di Treasure Island sullo spettacolo di luci di Oakland, Berkley e Richmond, non molto sicuro su quale uscita imboccare una volta arrivato di là [...]... ma assolutamente certo che per qualunque strada fossi andato sarei arrivato in un posto dove la gente era ispirata e selvaggia, esattamente come me: nessun dubbio su questo...C'era follia in ogni direzione, a ogni ora. Se non attraverso la Baia, allora su al Golden Gate o già sulla 101 per Los Altos o La Honda...Potevi sprizzare scintille dovunque. C'era una fantastica universale impressione che qualunque cosa si facesse fosse giusta, che si stesse vincendo...E quella, credo, era la nostra ragion d'essere - quel senso di inevitabile vittoria contro le forze de Vecchio e del Male. Vittoria non in senso violento o militare: non ne avevamo bisogno. La nostra energia avrebbe semplicemente prevalso. Non c'era lotta - tra la nostra parte e la loro. Avevamo tutto l'abbrivio noi; stavamo cavalcando un'onda altissima e meravigliosa...Ora, meno di cinque anni dopo, potevi andare su una qualsiasi collina a Las Vegas e guardare verso ovest, e con gli occhi adatti potevi quasi vedere il segno dell'alta marea - quel punto in cui l'onda, alla fine, si è spezzata per tornare indietro. [...]

"Paura e disgusto a Las Vegas" , 1971, Hunter S. Thompson


Nell'edizione Bompiani c'è un utilie dizionarietto per capire al meglio citazioni e acidi presenti nel testo, le parole in questione, accuratamente "grassettate" hanno una specifica scritta da alcuni scrittori italiani, esperti nell'epoca della beat generation, alla fine del libro.
Questo libro è espressamente dedicato al gonzorte, nato con una ventina d'anni di ritardo rispetto a quanto avrebbe desiderato, peace&love amore mio.
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