lunedì, maggio 07, 2007

Orengo "Di viole e liquirizia" Einaudi

recensore esterno:YARI

Per me leggere Nico Orengo è sempre un po’, come entrare in un bar, ma non uno di quelli moderni, di città, dove la musica copre tutto e le sedie sono scomodissimi pezzi d’arredamento, leggere Orengo è più come entrare in un bar di paese, sedersi davanti ad una persona parecchio più anziana di te e, mettendo tra voi due bicchieri di vetro spesso pieni di Vermentino, ascoltare.
Così. Quando l’ho scoperto, mi sembra di ricordare leggendo “La curva del Latte”, ho capito, con lui, che non è ligure di nascita ma solo di adozione, come si possa ambientare una storia nella mia costa tra Italia e Francia. Ci sono due autori le cui parole sanno di pietra, olio, sole, basilico e sale a quel modo lì: uno è F. Biamonti, Il poeta, e l’altro è appunto N.Orengo, l’avventore del bar di cui sopra.
In questo suo libro “Di Viole e Liquirizia” ha scelto però di spostarsi, l’ambientazione questa volta è nelle langhe in quelle terre di vino, di lotte tra famiglie per un filare d’uva, dove si giocano partite di pallone elastico che per essere divertenti devono essere truccate bene. La Liguria c’è, ma è solo di passaggio, nella sabbia rossa portata ogni tanto dal vento sulle vigne, nella strada che dalle langhe porta all’aeroporto di Nizza.
La storia fila via tranquilla, assieme al suo protagonista, un enologo francese di fama che, arrivato nelle langhe, per insegnare qualcosa, se ne andrà, se mai lo farà, dopo aver imparato parecchio.
Per la gonza bassa ci terrei a dire che, a suo modo, è anche una storia d’amore, niente luccichii negli occhi, niente viole suonate a strappare l’anima e stelle basse, ma la storia c’è, quanto basta per meritarsi un sospiro.
I personaggi sono disegnati bene, si fanno ricordare.
Il vino, quello bevuto e anche quello non bevuto, per scelta, lega tutti gli intrecci, perché, come viene detto, non è una bevanda ma un insieme di sfumature, così come tutte le declinazioni possibili dei sentimenti.
Scorre via bene, l’ideale per una domenica pomeriggio post-prandiale, con un po’ di sole ma non troppo, la testa leggera e la gola secca da innaffiare.
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