sabato, giugno 07, 2008

Un pomeriggio con Erri De Luca
Coloro che ci seguono anche su Anobii o sul forum dei Bookcrosser probabilmente si ricordavano che ieri, alla libreria di rinascita sulla Prenestina, in occasione della presentazione dell'ultimo libro del mio babbo adottivo (ancora inconsapevole ovviamente), ci sarebbe stata anche una "liberazione" di alcune sue opere. Per questo assieme a Dreca ed Heraclitus verso le 17.30 (in netto anticipo sui tempi) eravamo fianco a fianco con quello che è in assoluto, a mio modo di vedere, il più grande scrittore italiano vivente. Approfitto di queste pagine per ringraziare Dreca che si è fatta autografare "Non ora non qui" al posto mio, perchè per una buona ventina di minuti io non riuscivo a fare altro che stare seduta a guardarlo con le orecchie in fiamme (le mie, non le sue) e pensare che anche stavolta non sarei nemmeno riuscita a spiccicare una parola, a conti fatti forse sarebbe stato meglio, ma ormai è andata...
Alla fine ho comprato due libri suoi che non avevo e prima che cominciasse a parlare mi sono avvicinata e gli ho chiesto se per favore poteva dedicarmeli. Lui ha chiesto Tutti a te? e io Sì! Sia chiaro che non sono disposta a condividerlo con nessuno.
Dopo di che ho smesso di pensare e ho detto (inizio della fine): Mi piacerebbe tanto incontrarla in montagna, io non arrampico, ma cammino. E lui (che mi stava parlando e già questo mi aveva fatto saltare tutte le connessioni neuronali) E dove vai qui intorno a Roma?
OK apriamo una parentesi, per un sacco di tempo con altri amici, qui intorno a Roma abbiamo battuto quasi ogni sentiero, montagnola e avvallamento, chiusa parentesi.
A questa domanda nel mio cervello è apparso il BIANCO, se fossi stata in crisi mistica avrei pensato ad un'apparizione mariana, ma molto peggio il panico ha preso il sopravvento e ho cominciato a balbettare qualcosa tipo mhhh ehhhhm quei monti che stanno alla fine della tiburtina, quelli che partono da San Paolo dei cavalieri. E lui: San POLO. E io ho pensato Brava cretina ora penserai che non ti schiodi dal divano, il che è anche tendenzialmente vero.
Passato il momento sono andata a sendermi gongolante con ben tre libri firmati da LUI ed è cominciata l'intervista. Erri è stato molto più loquace di quanto ero abituata, ha parlato della sue esperienza a Mostar come volontario, del suo appartenere alla prima generazione di ragazzi che non è partita per la guerra, del come per lui leggere sia un atto che tiene scientificamente staccato dal fatto di essere uno scrittore.
Le sue parole erano molto simili a quelle dei suoi libri, asciutte, pochi aggettivi ed avverbi, ma ogni verbo aveva in se la connotazione intima della spiegazione della frase, non so come altro dire, ma non era un caso il fatto che spiegasse come per lui una lingua scarna come l'ebraico avesse poi suscitato così tanta curiosità da diventarne un traduttore.
Bellissimo il passaggio in cui ha spiegato come sia importante, e come dovrebbe esserlo anche per noi, imparare un'altra lingua, proprio per effettuare il doppio passaggio di tradurre e ritradurre e coglierne le sfumature, le differenze e apprezzare l'unicità di ogni scrittore e del suo registro linguistico, mi sono sentita così fiera del fatto di condividere fino a quel momento senza saperlo, questo nostro desiderio di leggere, per quanto possibile, ogni scrittore nella sua lingua madre.
La sua infanzia tra Napoli ed Ischia, il suo vivere guerre segrete e fughe clandestine, il suo non riuscire a scrivere che in prima persona e di cose che conosce, l'essere stato contemporaneamente scrittore ed operaio e le ore lette strappate da quelle lavorate; il fatto che le sue frasi si possano leggere in un solo fiato e di come mentre le scrive le legge per verificare che sia sempre così.
Guardate, a rischio di sembrare eccessiva, è stato a tratti commovente.
Dopo le domande dal pubblico, ci ha detto che liberare libri così in mezzo alla strada gli faceva impressione ed è andato via dopo una foto con tutti noi bookcrosser, tornando ad essere il vecchio forastico Erri, per un po' quasi non lo riconoscevo, ma era giusto così.
Un'ultima cosa, a chi ho prestato il mio PIANOTERRA? Non riesco più a trovarlo....
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