domenica, febbraio 19, 2006

PRESO DALLA RETE E RIPORTATO:

Par condicio - Per il faccia a faccia votiamo Bordin
In prospettiva del confronto televisivo finale tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi, si stanno scatenando i pretendenti. Lecito il desiderio di Bruno Vespa, di Enrico Mentana e di Giovanni Floris, un po' meno quello di Anna La Rosa. Ma il pericolo, chiunque venga scelto tra gli esimi conduttori, è che il duello resti una sorta di disfida di Barletta, divertente ma poco utile agli elettori e agli stessi leader. Spieghiamo: in qualsiasi salotto avvenga il confronto (e di confronti che possano confortare la nostra tesi già ce ne sono stati in abbondanza) i due contendenti, imboccati dal giornalista di turno, espongono i propri convincimenti. Ovviamente uno agli antipodi dell'altro. Alla fine quello che resta è la rappresentazione, non la verità dei contenuti. Infatti accade spesso che un politico esponga quello che dovrebbe essere un dato di fatto, magari supportato da una cifra (per esempio quante pensioni minime sono state aumentate) e l'avversario dileggi il dato, adducendo cifra completamente diversa e opposta. Il conduttore che purtroppo veste i panni del guardalinee, e non dell'arbitro, non si prende l'onere di riportare la verità, spesso ha meno conoscenze del politico, e salvo rare volte in cui Vespa è stato capace di contraddire l'ospite, la cosa scivola via, lasciando al telespettatore il dubbio su chi ha ragione. Per questo motivo in occasione dell'ultimo decisivo confronto, a nostro parere, servirebbe non un conduttore, ma una serie di giornalisti specializzati che possano assumersi il ruolo di garanti delle cose dette e smascherare eventuali demagogie e falsità. Questo servirebbe più a Berlusconi che a Prodi. Perché Berlusconi sostiene di aver ottenuto dei risultati e porta dati a sostegno del lavoro del governo (anche quotidiani non amici come il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera gli riconoscono in buona parte di aver rispettato il celebre "contratto con gli italiani"). Non è giusto che questi risultati, se veri come crediamo, vengano liquidati con battute e menzogne. Vivendo però in un mondo imperfetto, siamo sicuri che non ci sarà nessuna giuria di tecnici e il conduttore sarà scelto tra quelli che il mondo imperfetto della televisione omaggia. Se spettasse a noi la scelta non avremmo dubbi: ricorreremmo a qualcuno esterno. Magari della carta stampata, magari incapace televisivamente, ma autorevole su entrambi i fronti. Alla radio per esempio c'è un giornalista eccezionale, per preparazione, verve ironica, sentimento critico bipartisan che voteremmo ad occhi chiusi, sebbene non ne conosciamo nemmeno il volto: quel Massimo Bordin direttore di Radio Radicale e impareggiabile conduttore della migliore rassegna stampa italiana, "Stampa e regime", che ogni mattina ci fa sembrare il mondo del giornalismo meno inutile.
Matteo Tosi
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