domenica, ottobre 16, 2005

http://www.radioradicale.it/speciale_russo/
Allora non il link che vedete sopra non porta ad un libro o ad un video in cui Panella da' in escandescenze, ma ad una delle pochissime emittenti, tra quelle radio/televisive, che ha ricordato Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale e di Reporters Sans Frontières. Morto 5 anni fa in Georgia (che scoprii ai tempi si trovava pericolosamente vicina alla Cecenia) mentre stava facendo delle ricerche sulle armi non convenzionali usate dai Russi contro, appunto, i Ceceni; Antonio non ha mai avuto titoloni sui giornali o, meglio ancora sui telegiornali, tanto lo sappiamo tutti che la gente ormai non compra più i quotidiani, specilamente da quando sotto la metro ti regalano Metro, City o Leggo....però è morto lo stesso, morto ammazzato per essere precisi, morto male e senza avere mai giustizia.
Allora io lo conoscevo, ed era sicuramente una gran persona, una di quelle che, anche se non è certo una gran consolazione, è morto facendo quello che amava, ma per quelli che sono rimasti, la sua mamma adottiva su tutti e gli amici, come quelli della radio o quelli che lo conoscevano e gli volevano bene da lontano come me, Antonio ti manca e basta.
Siccome non posso fare altro, spenderò due righe per raccontarvi come lo vedevo io. Tanti anni fa Antonio era in Kossovo, ed era riuscito a scappare da Pristina confondendosi con i profughi e aveva telefonato al centralino della radio dopo tre giorni che lo davano per scomparso.
La cosa divertente era che avevo risposto io, che lavoravo lì da un paio di settimane e non avevo affatto capito che era lui, in fondo non ci avevo mai parlato e poi alla radio si chiamano tutti per nome e gli Antonio abbondavano ai tempi, quindi ero al telefono con qualcuno che davano tutti per morto e non lo avevo riconosciuto, mi sono anche beccata un discreto cazziatone per questo....Insomma per confondersi con i profughi aveva veramente tutte le carte in regola, capelli lunghi, viso emaciato e scavato e fisico da lanciatore di coriandoli, ma ai tempi gli era servito ed era tornato a Roma, acclamato come un eroe, l'ultimo dei giornalisti in Kossovo, l'unico che non se ne era andato quando avevano cacciato la stampa, ecco, questo era Antonio.
La gloria si sà dura poco, specialmente quando non sei Lili Gruber e Antonio era tornato presto a lavorare alle sue cause perse, Timor Est e poi la Cecenia, dove le fantomatiche voci ben informate parlavano di grosse scoperte che avrebbero fatto tremare il Cremlino, ma alla fine nessuna grossa scoperta tranne quella del suo corpo buttato ai margini di una strada. L'autopsia parlerà di compressione della gabbia toracica, a me piace pensare che il suo cuore era semplicemente diventato troppo grande, non c'entrava più e se ne è andato.
Buon Viaggio Antonio, dovunque tu sia.
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