The 39 steps - John Buchan
"Trovo la televisione molto educativa, ogni volta che qualcuno l'accende, vado nell'altra stanza a leggere un libro" Groucho Marx
martedì, settembre 14, 2010
lunedì, settembre 13, 2010
sabato, settembre 11, 2010
venerdì, settembre 10, 2010
mercoledì, settembre 08, 2010
martedì, settembre 07, 2010
sabato, settembre 04, 2010
lunedì, agosto 30, 2010
venerdì, agosto 27, 2010
martedì, agosto 24, 2010
venerdì, agosto 06, 2010
giovedì, agosto 05, 2010
sabato, aprile 03, 2010
BUONA PASQUA
Ormai il tempo per scrivere le recensioni ci si è drasticamente ridotto e spesso metto un paio di righe sul libro corrispondente sulla mia libreria Anobii, quindi, se siete ancora interessati a leggere quello che penso di un libro potete trovarmi qui:
In attesa che anche la gonza alta si aggiorni ;) vi lasciamo i nostri migliori auguri di buona pasqua!
CIAO CIAO
lunedì, gennaio 25, 2010
La prima cosa bella di Paolo Virzì. Quest'anno al cinema ho latitato parecchio, pochi titoli che mi interessassero e molte cose da fare. In questo periodo invece parecchie pellicole attirano la mia attenzione e dato che sono assolutamente agli antipodi dei gusti della mia socia e che non mi porteranno a vedere Avatar nemmeno dietro compenso, ho stilato una mia lista personale di film che spero di spuntare a breve.
Uno di questi è La prima cosa bella di Paolo Virzì, un regista di cui non ho amato tutto, ma che quando mi ha preso lo ha fatto acchiappandomi con tutte le scarpe.
Dopo Tutta la vita davanti ritorna con un il racconto, decisamente molto più intimo, di una storia familiare o meglio, di una maternità un po' pazza, molto terrena, sofferta e divertita al tempo stesso, che ha in sè il complesso di Edipo, film come "Io la conoscevo bene" e mille altri spunti, ma che soprattutto spinge su una recitazione ottima di tutto il cast (lui farebbe recitare bene anche un bicchiere, ne sono convinta) e su gestualità che parlano tanto quanto i dialoghi.
I ricordi di Bruno, il figlio protagonista (Valerio Mastandrea) sono cartoline dai colori anni '70, foto che si animano, che raccontano con la musica, con gli abiti azzeccatissimi, un'epoca che getta i suoi frutti nel presente, anche se non tutti ancora raccolti.
Ho riso molto e anche pianto (per me una garanzia di successo) e soprattutto sono riuscita a sorprendermi, anche nelle scene "citofonate prima", ad apprezzare ogni personaggio sulla lunga distanza e, finalmente, ho potuto seguire un film ambientato a Livorno, in cui TUTTI gli attori recitano in toscano. ( non se ne poteva più di avere accenti di parti d'Italia diverse in film ambientati in una unica famiglia!).
Fatemi sapere che ne pensate.
PS Micaela Ramazzotti è di una bellezza sconfinata.
PPS Il mio orologio biologico all'uscita dal cinema ticchettava impazzito.
giovedì, gennaio 14, 2010
A spot of bother - Una cosa da nulla di Mark HaddonAndare oltremanica fa sempre bene al cuore, se non al portafoglio e una tra le tante cose fantastiche è che è possibile trovare sempre almeno una libreria che fa sconti 3x2 o 4x3 o 6x5 e...insomma ci siamo capiti.:)
A spot of bother fa parte di uno di questi bottini e mi ha seguito anche in Thailandia, un libro itinerante per una storia che itinerante non è affatto e che si svolge in Inghilterra, tra la capitale e i sobborghi in campagna e che riguarda una famiglia, in particolare un uomo, George, da sempre chiuso, da sempre rigido e pacato che inizia lentamente ad impazzire causa pensione, paranoia e una sospetta malattia.
Intorno a lui la figlia maggiore Katie e il suo futuro forse chissà matrimonio, un carattere forte a metà e paure sparse, il figlio minore Jamie, gay, buono di fondo, ma altrettanto spaventato dai legami e la moglie Jean, il personaggio meno simpatico forse, ma anche vero, una donna che, magari egoisticamente, riscopre la sessualità e il flirt dopo essersi occupata della famoglia per una vita.
Una storia semplice da seguire, non un miracolo, ma sicuramente un romanzo piacevole e scorrevole, anche se la fine forse è un pochino blanda. Costruito in capitoli brevi dedicati a giro ad uno dei quattro protagonisti, nessun fronzolo e vicende umanissime che ci ricordano che nessuno, in fondo, è poi normale e che fanno pensare, innervosire e sorridere.
Very british, by the way.
giovedì, dicembre 31, 2009
Da Libritudine, le Gonze, il Gonzino e tutto il fantastico cucuzzaro...AUGURI di BUON CAPO D'ANNO
2010 LIBRI da amare!
e uno dei video più divertenti dell'anno...
martedì, dicembre 29, 2009
La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano –Mondadori – prezzo: regalo di compleanno.Erano mesi che giravo intorno a questo romanzo. In libreria, aeroporto, anche in edicola e al supermercato.
Adocchiato e soppesato più volte e più volte lasciato perdere perché da più persone definito “triste” (e non è stato proprio un anno in cui avevo voglia di leggere di tristezze...no socia, stranamente non mi andava ;)).
Poi il mio compleanno, questo regalo, le feste di Natale con giornate piuttosto lunghe e fredde, lassù nel nord e l’occasione di affrontarlo, finalmente, con una grande attesa sul risultato.
I primi due capitoli avvolgenti, ben scritti, perfetti appetizers di una storia che ti sta adescando, che ancora non si sa come decollerà e subito dopo...la più totale delle delusioni.
Un raccontare che prende a girare su se stesso, a scappare altrove, pieno di buchi, diviso in capitoli senza criterio alcuno, senza un'evoluzione realistica come vorrebbe essere pretesa dell’autore.
Personaggi irritanti anche per lo scarsissimo spessore con il quale sono equipaggiati, un buon modo di scrivere perso in un disegno troppo ambizioso che semplicemente, ad un certo punto, si arrende. Una piccola folla di figure comprimarie dense di stereotipi: l’omosessuale (siamo ancora fermi li?), la governante extracomunitaria (e ti pareva), il giovane medico pazzo d’amore e fiducioso (un medico poi, ma stiamo scherzando?Sarebbe stato molto più credibile un ingegnere, a quel punto).
L’idea che siano stati presi due dei disturbi del comportamento più nominati e “in voga” (brutto a scriversi, ma questa è l’impressione che mi ha lasciato) per riempire un qualcosa che non fa che afflosciarsi, privo di puntelli, di ritmo, di profondità e studio.
L’ho letto in un fiato, con rabbia, la sensazione di essere stata presa in giro, in attesa di qualcosa che doveva, poteva arrivare, e mi sono sentita come chi ha seguito un filo che alla fine penzola nel vuoto.
Come chi vi sconsiglia vivamente di fare lo stesso.
giovedì, dicembre 24, 2009
BUON NATALE CLASSICO
In occasione di queste festività, e, come già vi avevo accennato, per combattere la mia cronica ignoranza, vi parlerò in modo molto sciatto, sommario e superficiale di alcuni classici che mi sono imposta di leggere.
Cominciamo con Guerra e Pace, di cui avevo brevemente accennato nel mio post precedente e di cui posso solo dire che è un affresco monumentale di un'epoca decisamente affascinante. Alcuni tendono a considerarlo un mattone, non mi sento di dargli torto, sulle 40 pagine di epilogo ci stavo stirando le gambe ma vabè, altri ancora la considerano "la storia d'amore", insomma anche qui, i personaggi sono descritti tutti molto bene e approfonditamente, quindi mi chiedo questa svolta a massaia di Natasha come me la spiega l'autore? Non la spiega e quindi facciamocela andare bene comunque, chi sono io per discutere con Tolstoj? Anyway un libro che va letto e non fatevi spaventare dalla dimensioni, la pratica edizione Einaudi in due volumi aiuta e anche una buona dose di incoscienza, al massimo leggete molto velocemente la parte delle battaglie.
Continuiamo con Vita e opinioni di Tristram Shandy di Lawrence Sterne, di cui facevo meglio, potendo scegliere, a leggere il Viaggio Sentimentale (esagerando anche nella traduzione di Foscolo), perchè a me questo libro non è proprio piaciuto. Suddiviso in volumi di un centinaio di pagine racconta in modo frammentario e abbastanza sconclusionato una giornata di Tristram, che parla della sua nascita e poco altro, ma con immensi giri di parole e 10.000 storie che si intrecciano, nessuna delle quali secondo me degna di nota, o almeno piacevole da leggere, se escludiamo il suo battesimo. Indubbiamente un libro particolare che sconvolse le regole del tempo, evidentemente io ero troppo avanti per apprezzarlo. Conosco persone che stimo a cui è piaciuto molto, evidentemente quando la storia è scarsetta non c'è autore che tenga per quanto mi riguarda, innovatore o meno che sia.
Ad aiutarmi a sopportare il Tristram è arrivato per fortuna L'Asino d'oro di Apuleio che è un vero è proprio capolavoro, ironico, scanzonato, ben scritto ed estremamente divertente, a riprova che un paio di mille anni fa già ci sapevano fare con le parole. La vicenda di Lucio, che per conoscere un po' troppo la magia ne rimane scottato, è perfetta e potrebbe benissimo essere scritta oggi quindi consigliabilissima se volete ridere fino alle lacrime e ancora di più se volete vantarvi di aver letto Le metamorfosi di Apuleio senza appallarvi, in fondo anche questo è considerato un classico, nonchè con il Satyricon l'unico romanzo arrivato completo da 1900 anni fa. Storie di donne, soldi e potere, nonchè sesso, tresche e amore, praticamente un bestseller.
Altro bel libro è La cugina Bette di Honorè de Balzac, parte della Comédie Humaine, questa zitella che semina zizzania nella casa che l'ha accolta salvo poi epilogo salvacuore è un esempio di romanzo scritto a puntate che usciva sui giornali del tempo (primi 50 anni del 1800). Comincia in sordina, anche per presentare sia l'ambiente che tutti i protagonisti, per poi accelerare e arrivare al gran finale. Ben descritti i personaggi anche se le donne sono decisamente mal viste, vittime o carnefici ma senza scusanti comunque, e gli uomini giusto un po' meglio.
Molto simile come costruzione [capitoli molto simili, richiami al lettore per ingraziarselo e brevi riassunti ogni tanto perchè magari si è perso il filo dalla settimana precedente] è La fiera della Vanità di Thackeray, librone che racconta la vicenda di Becky ed Amelia, ragazze che vediamo giovani uscire dal collegio all'inizio del libro e che seguiremo per buona parte della loro vita; intrecci e intrighi, il bene contro il male e l'autore che non prende mai una posizione definita, anzi secondo me parteggia per "la cattiva" la maggior parte delle volte. Affresco di un'epoca come anche la cugina Bette e visione speculare delle guerre napoleoniche già trattate da guerra e pace, ma viste da luoghi diversi. Insomma attualmente mi considero esperta di come si viveva nel 1800 considerati che quasi tutti i libri letti recentemente erano ambientati in quell'epoca.
Ultimo classico, anche se non sempre considerato tale è Il libro dell'inquietudine di Bernando Soares, probabilmente uno dei migliori libri narrati in prima persona che io abbia mai letto. Una tristezza e un'inquietudine che escono dalle pagine e ti sommergono, ma le parole sono così belle, le sensazioni evocate così bene che finalmente ti sembra che qualcuno abbia trovato il modo perchè se ne possa parlare, insomma un CAPOLAVORO. Sul gruppo di lettura di anobii, molti dicono che questo non sia un libro da leggere tutto di seguito ma poco per volta, non c'è storia quindi la trama non si perde, probabile, ma una volta cominciato io non sono riuscita a smettere, posso dire solo questo a mia discolpa, magari vengo meno alla mia regola numero due e lo rileggo. La regola numero uno consiste nel finire comunque un libro, ma contravvengo anche a questa a volte, che ne so, nel caso di moccia per esempio.
Comunque buone feste laiche o religiose a tutti e ci sentiamo, ciao ciao!
mercoledì, dicembre 02, 2009
The book thief M. Zasuk, Edizioni Picador. Costo: in pound, boh....Era da tempo che un romanzo non riusciva a catturare la mia attenzione in modo tanto graduale e "suadente".
Iniziato con perplessità, a rischio di bocciatura nelle prime pagine, The book thief si scioglie immediatamente dopo e ti avvolge come un filo intorno al dito del narratore...e che narratore, niente meno che la Morte in persona.
A differenza di quello che potrete pensare, è un romanzo vivace, commovente, divertito, vitale nel senso meno emotivo e più profondo del termine.
Ambientato durante l'ascesa e caduta del nazismo, per una volta impresso da un'ottica tedesca, per nulla aderente al regime, ma al tempo stesso stranamente obiettiva, quotidiano e solenne al tempo stesso è assolutamente accattivante.
Dopo "Il buio oltre la siepe" ho incontrato una delle figure di padri più forti e belle tra tutti i romanzi da me letti e una finestra grafica, non solo di parole che ti stringe il cuore.
Le copertine sono abbastanza terribili e, tanto per cambiare, l'edizione italiana mortifica e penalizza il romanzo ( editore Frassinelli) definitivamente con la traduzione del titolo.
Nota per il traduttore: "La bambina che salvava i libri" NON è uguale a "La ladra di libri", non lo è perché fuorviante, non lo è perché il titolo in italiano diventa inutilmente compiacente e "commovente" e per il peso che l'atto del furto ha, in questo romanzo.
Leggetelo in originale inglese (Zusak è australiano con radici chiaramente europee), datemi retta.
Iniziato con perplessità, a rischio di bocciatura nelle prime pagine, The book thief si scioglie immediatamente dopo e ti avvolge come un filo intorno al dito del narratore...e che narratore, niente meno che la Morte in persona.
A differenza di quello che potrete pensare, è un romanzo vivace, commovente, divertito, vitale nel senso meno emotivo e più profondo del termine.
Ambientato durante l'ascesa e caduta del nazismo, per una volta impresso da un'ottica tedesca, per nulla aderente al regime, ma al tempo stesso stranamente obiettiva, quotidiano e solenne al tempo stesso è assolutamente accattivante.
Dopo "Il buio oltre la siepe" ho incontrato una delle figure di padri più forti e belle tra tutti i romanzi da me letti e una finestra grafica, non solo di parole che ti stringe il cuore.
Le copertine sono abbastanza terribili e, tanto per cambiare, l'edizione italiana mortifica e penalizza il romanzo ( editore Frassinelli) definitivamente con la traduzione del titolo.
Nota per il traduttore: "La bambina che salvava i libri" NON è uguale a "La ladra di libri", non lo è perché fuorviante, non lo è perché il titolo in italiano diventa inutilmente compiacente e "commovente" e per il peso che l'atto del furto ha, in questo romanzo.
Leggetelo in originale inglese (Zusak è australiano con radici chiaramente europee), datemi retta.
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