sabato, aprile 03, 2010

BUONA PASQUA
Ormai il tempo per scrivere le recensioni ci si è drasticamente ridotto e spesso metto un paio di righe sul libro corrispondente sulla mia libreria Anobii, quindi, se siete ancora interessati a leggere quello che penso di un libro potete trovarmi qui:
In attesa che anche la gonza alta si aggiorni ;) vi lasciamo i nostri migliori auguri di buona pasqua!
CIAO CIAO

lunedì, gennaio 25, 2010

La prima cosa bella di Paolo Virzì.

Quest'anno al cinema ho latitato parecchio, pochi titoli che mi interessassero e molte cose da fare. In questo periodo invece parecchie pellicole attirano la mia attenzione e dato che sono assolutamente agli antipodi dei gusti della mia socia e che non mi porteranno a vedere Avatar nemmeno dietro compenso, ho stilato una mia lista personale di film che spero di spuntare a breve.
Uno di questi è La prima cosa bella di Paolo Virzì, un regista di cui non ho amato tutto, ma che quando mi ha preso lo ha fatto acchiappandomi con tutte le scarpe.
Dopo Tutta la vita davanti ritorna con un il racconto, decisamente molto più intimo, di una storia familiare o meglio, di una maternità un po' pazza, molto terrena, sofferta e divertita al tempo stesso, che ha in sè il complesso di Edipo, film come "Io la conoscevo bene" e mille altri spunti, ma che soprattutto spinge su una recitazione ottima di tutto il cast (lui farebbe recitare bene anche un bicchiere, ne sono convinta) e su gestualità che parlano tanto quanto i dialoghi.
I ricordi di Bruno, il figlio protagonista (Valerio Mastandrea) sono cartoline dai colori anni '70, foto che si animano, che raccontano con la musica, con gli abiti azzeccatissimi, un'epoca che getta i suoi frutti nel presente, anche se non tutti ancora raccolti.
Ho riso molto e anche pianto (per me una garanzia di successo) e soprattutto sono riuscita a sorprendermi, anche nelle scene "citofonate prima", ad apprezzare ogni personaggio sulla lunga distanza e, finalmente, ho potuto seguire un film ambientato a Livorno, in cui TUTTI gli attori recitano in toscano. ( non se ne poteva più di avere accenti di parti d'Italia diverse in film ambientati in una unica famiglia!).
Fatemi sapere che ne pensate.

PS Micaela Ramazzotti è di una bellezza sconfinata.
PPS Il mio orologio biologico all'uscita dal cinema ticchettava impazzito.

giovedì, gennaio 14, 2010

A spot of bother - Una cosa da nulla di Mark Haddon

Andare oltremanica fa sempre bene al cuore, se non al portafoglio e una tra le tante cose fantastiche è che è possibile trovare sempre almeno una libreria che fa sconti 3x2 o 4x3 o 6x5 e...insomma ci siamo capiti.:)
A spot of bother fa parte di uno di questi bottini e mi ha seguito anche in Thailandia, un libro itinerante per una storia che itinerante non è affatto e che si svolge in Inghilterra, tra la capitale e i sobborghi in campagna e che riguarda una famiglia, in particolare un uomo, George, da sempre chiuso, da sempre rigido e pacato che inizia lentamente ad impazzire causa pensione, paranoia e una sospetta malattia.
Intorno a lui la figlia maggiore Katie e il suo futuro forse chissà matrimonio, un carattere forte a metà e paure sparse, il figlio minore Jamie, gay, buono di fondo, ma altrettanto spaventato dai legami e la moglie Jean, il personaggio meno simpatico forse, ma anche vero, una donna che, magari egoisticamente, riscopre la sessualità e il flirt dopo essersi occupata della famoglia per una vita.
Una storia semplice da seguire, non un miracolo, ma sicuramente un romanzo piacevole e scorrevole, anche se la fine forse è un pochino blanda. Costruito in capitoli brevi dedicati a giro ad uno dei quattro protagonisti, nessun fronzolo e vicende umanissime che ci ricordano che nessuno, in fondo, è poi normale e che fanno pensare, innervosire e sorridere.
Very british, by the way.

giovedì, dicembre 31, 2009

Da Libritudine, le Gonze, il Gonzino e tutto il fantastico cucuzzaro...

AUGURI di BUON CAPO D'ANNO

2010 LIBRI da amare!
e uno dei video più divertenti dell'anno...

martedì, dicembre 29, 2009

La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano –Mondadori – prezzo: regalo di compleanno.

Erano mesi che giravo intorno a questo romanzo. In libreria, aeroporto, anche in edicola e al supermercato.
Adocchiato e soppesato più volte e più volte lasciato perdere perché da più persone definito “triste” (e non è stato proprio un anno in cui avevo voglia di leggere di tristezze...no socia, stranamente non mi andava ;)).
Poi il mio compleanno, questo regalo, le feste di Natale con giornate piuttosto lunghe e fredde, lassù nel nord e l’occasione di affrontarlo, finalmente, con una grande attesa sul risultato.
I primi due capitoli avvolgenti, ben scritti, perfetti appetizers di una storia che ti sta adescando, che ancora non si sa come decollerà e subito dopo...la più totale delle delusioni.

Un raccontare che prende a girare su se stesso, a scappare altrove, pieno di buchi, diviso in capitoli senza criterio alcuno, senza un'evoluzione realistica come vorrebbe essere pretesa dell’autore.
Personaggi irritanti anche per lo scarsissimo spessore con il quale sono equipaggiati, un buon modo di scrivere perso in un disegno troppo ambizioso che semplicemente, ad un certo punto, si arrende. Una piccola folla di figure comprimarie dense di stereotipi: l’omosessuale (siamo ancora fermi li?), la governante extracomunitaria (e ti pareva), il giovane medico pazzo d’amore e fiducioso (un medico poi, ma stiamo scherzando?Sarebbe stato molto più credibile un ingegnere, a quel punto).
L’idea che siano stati presi due dei disturbi del comportamento più nominati e “in voga” (brutto a scriversi, ma questa è l’impressione che mi ha lasciato) per riempire un qualcosa che non fa che afflosciarsi, privo di puntelli, di ritmo, di profondità e studio.
L’ho letto in un fiato, con rabbia, la sensazione di essere stata presa in giro, in attesa di qualcosa che doveva, poteva arrivare, e mi sono sentita come chi ha seguito un filo che alla fine penzola nel vuoto.
Come chi vi sconsiglia vivamente di fare lo stesso.

giovedì, dicembre 24, 2009

BUON NATALE CLASSICO
In occasione di queste festività, e, come già vi avevo accennato, per combattere la mia cronica ignoranza, vi parlerò in modo molto sciatto, sommario e superficiale di alcuni classici che mi sono imposta di leggere.
Cominciamo con Guerra e Pace, di cui avevo brevemente accennato nel mio post precedente e di cui posso solo dire che è un affresco monumentale di un'epoca decisamente affascinante. Alcuni tendono a considerarlo un mattone, non mi sento di dargli torto, sulle 40 pagine di epilogo ci stavo stirando le gambe ma vabè, altri ancora la considerano "la storia d'amore", insomma anche qui, i personaggi sono descritti tutti molto bene e approfonditamente, quindi mi chiedo questa svolta a massaia di Natasha come me la spiega l'autore? Non la spiega e quindi facciamocela andare bene comunque, chi sono io per discutere con Tolstoj? Anyway un libro che va letto e non fatevi spaventare dalla dimensioni, la pratica edizione Einaudi in due volumi aiuta e anche una buona dose di incoscienza, al massimo leggete molto velocemente la parte delle battaglie.
Continuiamo con Vita e opinioni di Tristram Shandy di Lawrence Sterne, di cui facevo meglio, potendo scegliere, a leggere il Viaggio Sentimentale (esagerando anche nella traduzione di Foscolo), perchè a me questo libro non è proprio piaciuto. Suddiviso in volumi di un centinaio di pagine racconta in modo frammentario e abbastanza sconclusionato una giornata di Tristram, che parla della sua nascita e poco altro, ma con immensi giri di parole e 10.000 storie che si intrecciano, nessuna delle quali secondo me degna di nota, o almeno piacevole da leggere, se escludiamo il suo battesimo. Indubbiamente un libro particolare che sconvolse le regole del tempo, evidentemente io ero troppo avanti per apprezzarlo. Conosco persone che stimo a cui è piaciuto molto, evidentemente quando la storia è scarsetta non c'è autore che tenga per quanto mi riguarda, innovatore o meno che sia.
Ad aiutarmi a sopportare il Tristram è arrivato per fortuna L'Asino d'oro di Apuleio che è un vero è proprio capolavoro, ironico, scanzonato, ben scritto ed estremamente divertente, a riprova che un paio di mille anni fa già ci sapevano fare con le parole. La vicenda di Lucio, che per conoscere un po' troppo la magia ne rimane scottato, è perfetta e potrebbe benissimo essere scritta oggi quindi consigliabilissima se volete ridere fino alle lacrime e ancora di più se volete vantarvi di aver letto Le metamorfosi di Apuleio senza appallarvi, in fondo anche questo è considerato un classico, nonchè con il Satyricon l'unico romanzo arrivato completo da 1900 anni fa. Storie di donne, soldi e potere, nonchè sesso, tresche e amore, praticamente un bestseller.
Altro bel libro è La cugina Bette di Honorè de Balzac, parte della Comédie Humaine, questa zitella che semina zizzania nella casa che l'ha accolta salvo poi epilogo salvacuore è un esempio di romanzo scritto a puntate che usciva sui giornali del tempo (primi 50 anni del 1800). Comincia in sordina, anche per presentare sia l'ambiente che tutti i protagonisti, per poi accelerare e arrivare al gran finale. Ben descritti i personaggi anche se le donne sono decisamente mal viste, vittime o carnefici ma senza scusanti comunque, e gli uomini giusto un po' meglio.
Molto simile come costruzione [capitoli molto simili, richiami al lettore per ingraziarselo e brevi riassunti ogni tanto perchè magari si è perso il filo dalla settimana precedente] è La fiera della Vanità di Thackeray, librone che racconta la vicenda di Becky ed Amelia, ragazze che vediamo giovani uscire dal collegio all'inizio del libro e che seguiremo per buona parte della loro vita; intrecci e intrighi, il bene contro il male e l'autore che non prende mai una posizione definita, anzi secondo me parteggia per "la cattiva" la maggior parte delle volte. Affresco di un'epoca come anche la cugina Bette e visione speculare delle guerre napoleoniche già trattate da guerra e pace, ma viste da luoghi diversi. Insomma attualmente mi considero esperta di come si viveva nel 1800 considerati che quasi tutti i libri letti recentemente erano ambientati in quell'epoca.
Ultimo classico, anche se non sempre considerato tale è Il libro dell'inquietudine di Bernando Soares, probabilmente uno dei migliori libri narrati in prima persona che io abbia mai letto. Una tristezza e un'inquietudine che escono dalle pagine e ti sommergono, ma le parole sono così belle, le sensazioni evocate così bene che finalmente ti sembra che qualcuno abbia trovato il modo perchè se ne possa parlare, insomma un CAPOLAVORO. Sul gruppo di lettura di anobii, molti dicono che questo non sia un libro da leggere tutto di seguito ma poco per volta, non c'è storia quindi la trama non si perde, probabile, ma una volta cominciato io non sono riuscita a smettere, posso dire solo questo a mia discolpa, magari vengo meno alla mia regola numero due e lo rileggo. La regola numero uno consiste nel finire comunque un libro, ma contravvengo anche a questa a volte, che ne so, nel caso di moccia per esempio.
Comunque buone feste laiche o religiose a tutti e ci sentiamo, ciao ciao!

mercoledì, dicembre 02, 2009

The book thief M. Zasuk, Edizioni Picador. Costo: in pound, boh....
Era da tempo che un romanzo non riusciva a catturare la mia attenzione in modo tanto graduale e "suadente".
Iniziato con perplessità, a rischio di bocciatura nelle prime pagine, The book thief si scioglie immediatamente dopo e ti avvolge come un filo intorno al dito del narratore...e che narratore, niente meno che la Morte in persona.
A differenza di quello che potrete pensare, è un romanzo vivace, commovente, divertito, vitale nel senso meno emotivo e più profondo del termine.
Ambientato durante l'ascesa e caduta del nazismo, per una volta impresso da un'ottica tedesca, per nulla aderente al regime, ma al tempo stesso stranamente obiettiva, quotidiano e solenne al tempo stesso è assolutamente accattivante.
Dopo "Il buio oltre la siepe" ho incontrato una delle figure di padri più forti e belle tra tutti i romanzi da me letti e una finestra grafica, non solo di parole che ti stringe il cuore.

Le copertine sono abbastanza terribili e, tanto per cambiare, l'edizione italiana mortifica e penalizza il romanzo ( editore Frassinelli) definitivamente con la traduzione del titolo.
Nota per il traduttore: "La bambina che salvava i libri" NON è uguale a "La ladra di libri", non lo è perché fuorviante, non lo è perché il titolo in italiano diventa inutilmente compiacente e "commovente" e per il peso che l'atto del furto ha, in questo romanzo.
Leggetelo in originale inglese (Zusak è australiano con radici chiaramente europee), datemi retta.

mercoledì, novembre 25, 2009

RIECCOCI QUA....
E' passato parecchio tempo dall'ultima volta e di questo ce ne scusiamo, ma certe volte la vita prende il sopravvento, specialmente se parliamo di un piccolotto di otto mesi che oggi ha preso il suo primo raffreddore in concomitanza con il conseguente attacco di ansia della sua mamma....
Dal mio ultimo post sono passati 75 libri (GRAZIE DI ESISTERE ANOBII) dei quali alcuni sono mooolto fiera di avere letto, in particolare l'aver terminato Guerra e pace mi ha veramente entusiasmato e mi sono buttata nella mia personalissima campagna "smetti di comprare i classici e inizia a leggerli". Questo mi ha portato all'Asino d'oro di Apuleio, che ho trovato veramente divertentissimo, ma anche ad appallarmi mortalmente con il Tristram Shandy e arrancare con la Cugina Bette di Balzac, in attessa di Vanity fair e Delitto e castigo.
Sempre di questi tempi Roth ha pubblicato un capolavoro breve come Indignazione e Lansdale è uscito con una nuova puntata delle avventure di Hap e Leonard (Sotto un cielo cremisi), che per gli amanti del genere resta un evergreen. Anche Stephen King ha fatto uscire The Dome, ma la somiglianza della trama con la sceneggiatura del film sui Simpson mi trattiene a tutt'oggi dal leggerlo.....
Il commissario Montalbano è riapparso ne La danza del gabbiano con mia somma gioia e, anche se mi ero riproposta di farlo da incinta ma ho dovuto posticipare, mi sono "bevuta" tutti i libri della saga di Merry Gentry di L.K. Hamilton, che per un po' mi hanno riportato all'epoca di splendore di Anita Blake, di nuovo appannata in Skin trade.
Come serial reader ho infilato i nuovi Patterson, Deaver e Reichs, mentre The Scarpetta factor è ancora intonso sul comodino, ma appena mi torna la voglia di giallo gli tocca.
Ho scoperto un piccolo, nel senso di giovane, scrittore giapponese che ha raccontato la tenerezza in Gridare amore dal centro del mondo, mentre mi sono appassionata a tutti e sei i volumi della saga di Kushiel come non mi capitava da tempo e non smetterò mai di ringraziare Weirde per averne parlato sul suo blog, perchè di mio nemmeno l'avrei mai guardata.
Tramite la socia alta, che lo segue da tempo e che mi ha anche regalato il libro ho scoperto il blog di Elastimamma e per un breve periodo ho anche pensato ad un secondo figlio, poi sono tornata al lavoro.
Mi sono letta l'ultima fatica di Bennet, che vede la regina d'inghilterra alle prese con i libri e mi sono veramente divertita (The uncommon reader), mentre l'ultimo della Kinsella (Twenties girl) che ha bissato con la signora dei funerali mi hanno lasciato veramente niente.
Il libro della Mazzantini Venuto al mondo è un capolavoro di emozioni come non capitava da tempo e per riprendermi ho usato i 4 volumi della Saga di Hyperion di Dan Simmons, giustamente segnalati dal gruppo di anobii sulla fantascienza come degni di essere paragonati ad Asimov, in entrambi i casi mi sono anche commossa un pochino, lo ammetto, ma saranno stati gli strascichi della depressione post partum.
Ho letto i primi due della Holt e credo sia stata ampiamente sopravvalutata, questo non mi impedirà di leggere il terzo, che ho già comprato.
Tra le letture "impegnate secondo i miei standard" segnalo La bellezza e l'inferno di Saviano che si dimostra efficace narratore di storie, così come Lucarelli in La faccia nascosta della Luna e L'albero dei Microchip di Carlotto, che in tempi non sospetti parlava delle navi dei veleni....
Di Guerra e Pace c'è poco da dire, nella mia grezzaggine l'ho trovato un po' troppo prolisso, ma insomma certe descrizioni valgono da sole la fatica di tutte quelle pagine e grazie a Washington Square, piccola perla, è possibile che a breve ricominci a leggere Henry James.
I racconti di Fratello cicala mi fanno pensare come sempre bene di Updike, pace all'anima sua, mentre quella porcata di The secret mi fa pensare come sempre male degli americani quando si fanno abbindolare da certe minkiate.
Ho ripreso in mano Cortazar con Las armas secretas, che insomma...... e spero in meglio per Bestiario che comincio stasera, almeno pratico un pochetto il mio arruginitissimo spagnolo.
Per la Nemirovsky altro punto in più dopo David Golder in attesa di leggere Suite Francese che ho preso usato da anobii e mi è appena arrivato; menzione d'onore a due piccoli esempi di racconti perfetti come La rivale di Eric Emmanuel-Schmitt e l'Analfabeta che è la storia di Agota Kristoff narrata da lei medesima, stiamo parlando di colei che ha scritto Trilogia della città di K, non so se rendo....
In occasione della morte di Alda Merini ho letto una piccola raccolta delle sue poesie, giusto per sapere come mai fosse così rimpianta da morta e ugualmente ignorata da viva, e mi sono piaciute moltissimo, probabilmente ne leggerò altre, ma il mio problema con le poesie è che durano sempre troppo poco, quindi non ci giurerei.
Un libro fotografico (Zingari di merda) e uno di fumetti (Cacciatori nelle tenebre) per cambiare genere e poi Brucia la città di Culicchia, che dimostra come dalla Milano da bere si sia passati alla Torino da sniffare, purtroppo.
Hanif Kureishi offre uno spaccato della vita dei pachistani in Inghilterra (Otto braccia per abbracciarti), anche se mi piace di più quando scrive sceneggiature (My beautiful laundrette), ma ancora non ho letto Buddha of suburbia mentre Mario Calabresi fa delle agiografie carine in La fortuna non esiste.
Colpevole di aver fatto passare troppissimo tempo da Sandman mi sono letta NessunDove [bellissimissimissimo] di Gaiman e forse un giorno mi vedrò lo sceneggiato in sei puntate che ne ha tratto la BBC, o forse il libro è venuto dopo, non lo so.
Siccome gli altri libri li ho letti per studio chiudo segnalandovi che, non solo è uscita la nuova edizione aggiornata di Non ora Non qui, ma anche il libro nuovo del mirabile Erri De Luca: Il peso della farfalla. Dico solo che siamo allo stesso livello, se non oltre, del Mario Rigoni Stern degli urogalli e di stagioni. Se lo incontrate chiedetegli se mi vuole adottare, sai mai....

giovedì, ottobre 22, 2009

Ashin Kovida (monaco Birmano)
Mahmoud Hakamian (esponente resistenza Iraniana)
Dechen Dolkar (rappresentante donne Tibetane)

guideranno la

II MARCIA INTERNAZIONALE
PER LA LIBERTA’

IN BIRMANIA – IRAN – TIBET

ROMA - 24 OTTOBRE - ORE 14
da P.zza Bocca della Verità a P.zza Navona

giovedì, agosto 20, 2009

Vedi di non morire - Josh Bazell - Einaudi - prestito.

Da scioperata qual sono e qual mi definisce la socia, da tempo immemore non recensisco libri, film o altro...
La verità è che negli ultimi mesi non ho avuto una vita librofila o cinefila particolarmente rutilante (leggi: crollare addormentata alle dieci di sera), ma ho approfittato di qualche week end lungo nella stagione dei vacanzieri (loro) per recuperare!
Uno dei romanzi che mi sono ritrovata sotto l'ombrellone in un pomeriggio in cui avevo finito le cartucce e che probabilmente non avrei comprato se Qualcunaltro (si, attaccato) non ci avesse pensato, durante la ricerca di noir e thriller per raffreddare l'estate è "Vedi di non morire" di Josh Bazell, autore americano laureato in letteratura e in medicina che ha unito splendidamente le tre cose, creando una storia a metà tra The Sopranos e E.R..

Mafia e ospedali, killer e flebo, amore, crudeltà, sangue freddo, ricatti e finale splatterissimo a un ritmo da cento metri piani e con un linguaggio che fa ridere e sorridere nonostante certe scene che definire non proprio edificanti mi elegge a regina degli eufemismi.
Io mi sono innamorata di Orso e non vedo l'ora che ritorni con un'altra avventura, se volete incontrarlo in quest'ultimo scampolo di agosto, lo pubblica Einaudi, per gli anglofoni e anglofili il titolo in inglese del romanzo e del sito è "Beat the reaper".

PS. prestate attenzione alle deliziose, piccolissime immagini della Signora con la Falce, presenti sul testo!