martedì, aprile 03, 2007

Erri De Luca "Sottosopra" e "In nome della madre"
Chi ci segue da un po' avrà avuto il legittimo sospetto che alla gonza bassa questo autore piace proprio tanto. Per essere precisi, uno dei miei sogni mostruosamente proibiti ruota intorno all'andare a fare una passeggiata in montagna con lui, ma solo una passeggiata sia ben chiaro, il sig. De Luca è un grosso arrampicatore, mentre per quanto mi riguarda ho avuto ben chiaro sulla direttissima del Gran Sasso, dove ho messo in scena un particolare versione dello sketch di aldo giovanni e giacomo (non posso nè scendere nè salire, nè scendere nè salire) che arrampicare non fa proprio per me.
Questo è solo un messaggio trasversale che potrebbe magari arrivargli, ma passiamo alla recensione dei due libri in questione.
Il primo, che ha scritto assieme al teologo Gennaro Matino, è una ri-lettura di alcuni testi tratti dall'Antico Testamento interpretati alla luce dell'etimologia ebraica delle parole, ma detta così non riesco a farvi passare l'intensità e l'assoluto interesse che ricopre per me l'argomento, facilitato anche dal modo che De Luca ha di presentare le cose. Probabilmente ha un grosso peso per me che già l'adoro, sapere che ha imparato l'ebraico proprio per leggere l'antico testamento in lingua e che questa è la sua ennesima opera sull'argomento, oltre che essere anche a conoscenza di come la sua perenne crisi mistica l'abbia portato a questo punto, diciamo intermedio tra Lotta Continua e la santità... Tra l'altro in questo libro l'autore è riuscito a rileggere i testi biblici nell'ottica della "scalata al monte" come via per arrivare alla divinità, ma come sappiamo, tra le montagne e Dio resta sempre il cielo.
Dell'altra metà del cielo si tratta invece nel secondo libro di cui vi vorrei parlare, la metà del cielo che ha dato vita al padre del cielo, Maria o Miriam per capirsi.
Attraverso la sua voce, da ragazza adolescente allo smisurato amore di Giuseppe, che vede se stesso messo in secondo piano da qualcuno di fronte a cui proprio non si può che arrendersi pur uscendone vincitori, Maria che tace e partorisce da sola in una stalla, Maria vista da Maria e raccontata da un uomo che sappiamo per certo non possa esserci passato, ma accidenti se l'ha raccontata bene.
Sono entrambi libri piccoli, a ulteriore riprova che il numero delle pagine non conta, proprio come non contano le dimensioni nelle situazioni incommensurabili.
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