martedì, dicembre 29, 2009

La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano –Mondadori – prezzo: regalo di compleanno.

Erano mesi che giravo intorno a questo romanzo. In libreria, aeroporto, anche in edicola e al supermercato.
Adocchiato e soppesato più volte e più volte lasciato perdere perché da più persone definito “triste” (e non è stato proprio un anno in cui avevo voglia di leggere di tristezze...no socia, stranamente non mi andava ;)).
Poi il mio compleanno, questo regalo, le feste di Natale con giornate piuttosto lunghe e fredde, lassù nel nord e l’occasione di affrontarlo, finalmente, con una grande attesa sul risultato.
I primi due capitoli avvolgenti, ben scritti, perfetti appetizers di una storia che ti sta adescando, che ancora non si sa come decollerà e subito dopo...la più totale delle delusioni.

Un raccontare che prende a girare su se stesso, a scappare altrove, pieno di buchi, diviso in capitoli senza criterio alcuno, senza un'evoluzione realistica come vorrebbe essere pretesa dell’autore.
Personaggi irritanti anche per lo scarsissimo spessore con il quale sono equipaggiati, un buon modo di scrivere perso in un disegno troppo ambizioso che semplicemente, ad un certo punto, si arrende. Una piccola folla di figure comprimarie dense di stereotipi: l’omosessuale (siamo ancora fermi li?), la governante extracomunitaria (e ti pareva), il giovane medico pazzo d’amore e fiducioso (un medico poi, ma stiamo scherzando?Sarebbe stato molto più credibile un ingegnere, a quel punto).
L’idea che siano stati presi due dei disturbi del comportamento più nominati e “in voga” (brutto a scriversi, ma questa è l’impressione che mi ha lasciato) per riempire un qualcosa che non fa che afflosciarsi, privo di puntelli, di ritmo, di profondità e studio.
L’ho letto in un fiato, con rabbia, la sensazione di essere stata presa in giro, in attesa di qualcosa che doveva, poteva arrivare, e mi sono sentita come chi ha seguito un filo che alla fine penzola nel vuoto.
Come chi vi sconsiglia vivamente di fare lo stesso.
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