mercoledì, giugno 25, 2008

Truman Capote - A sangue freddo - Garzanti 16.00€

"Quasi l'anno scorso" ho letto Colazione da Tiffany, ma questo libro mi incuriosiva da parecchio, almeno da quando al cinema era uscito Capote, che non ho visto.
Il romanzo è un resoconto giornalistico romanzato di un efferato plurimo omicidio avvenuto a metà degli anni '60 in Kansas, precisamente nella piccola cittadina di Holcomb, dove uno stimato cittadino viene ucciso assieme alla moglie e ai due figli adolescenti da due giovani appena usciti di galera.
La cosa che più mi ha colpito è stata, senza dubbio, come l'autore sia riuscito a passare in modo molto fluido dal punto di vista delle vittime a quello dei carnefici e poi degli investigatori, il tutto senza che la storia perdesse il suo filo logico. Questa è una cosa utilizzata da tempo da molti giallisti, per esempio la Cornwell e Deaver oltre che da Faletti nel suo primo libro (gli altri sono stati tempo perso IMHO).
A metà anni '60 invece, tutto ciò non era ancora uso e costume del noir e l'impianto era di tutt'altro tipo. E' vero che considerare questo libro un giallo è a sua volta un azzardo, anche perchè si limita ad essere un reportage romanzato di quanto realmente avvenuto, resta il fatto che io l'ho vissuto come tale almeno fino alla fine della terza parte, quando cioè i colpevoli vengono arrestati e condotti in carcere.
La cosa particolare è che sto contemporaneamente leggendo Underworld di De Lillo che narra degli stessi anni visti dalla parte di coloro che temono per la guerra fredda e per la crisi della Baia dei Porci, mentre gli abitanti di Holcomb vengono proiettati a velocità supersonica dalla Valle dell'Eden dove pensavano di vivere, per ritrovarsi a temere che i loro stessi vicini possano tentare di ucciderli.
In particolare nel libro di De Lillo si parla del party che lo stesso Capote decise di organizzare come ballo in maschera per festeggiare l'uscita dell'ultima puntata del suo reportage, pubblicato a puntate sul New Yorker e di come vi fosse presente anche J.Edgar Hoover, probabilmente la persona più simile ad Andreotti che abbiano mai avuto gli americani.
Bel libro, anche perchè l'autore non lascia mai trapelare un filo di retorica nè di giudizio, si limita a riportare dialoghi e storie avvenute, fu infatti contestatissimo ai tempi proprio per il suo non aver preso le parti delle vittime.
Vivamente consigliato.
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