sabato, aprile 12, 2008

No country for old men - McCarthy
Un po' di tempo fa, sempre su questi schermi, la mammonza aveva recensito il film, che non le era piaciuto e quindi aveva vinto quattro oscar, compreso quello per miglior film.
A quel punto mi sono presa il libro, anche perchè tendenzialmente preferisco leggere che guardare e poi perchè La strada , scritto dallo stesso autore, era uno di quei libri che avrebbe preso 4 stelle su anobii, quindi le premesse c'erano tutte.
Se la strada è stato un libro bellissimo che angoscia al punto tale di dover sospendere la lettura ogni tanto, quest'altro è invece un libro proseguito a singhiozzo da subito proprio per la negatività che trasuda dalle pagine.
Con i primi tre capitoli mi sono fatta un'idea di quello che sarebbe potuto succedere ai personaggi e sistematicamente gli è successo tutto il peggio del peggio del peggio che si poteva ipotizzare, ma se a volte, in questi casi, in preda alla sindrome di Stoccolma, si simpatizza con il cattivo, che vuoi o non vuoi, aveva la faccia di Javier Bardem, il pessimismo e il fastidio erano tali che non vedevo proprio l'ora che finisse tutto per quanto era pesante la situazione.
Capitemi, non è che sia scritto male, anche se forse prenderlo in inglese è stata un'aggravante, ma che non si salvi proprio nessuno, che non ci sia giustizia tanto meno divina e che alla fine nemmeno la morale, che magari potrebbe dare un senso, per me è stato spiazzante, ma la storia è molto bella, raccontata sia in prima che in terza persona e alterna scenari sempre nuovi.
Sono anche di indubbio valore i monologhi di Chigurh e Moss nei quali, senza troppe spiegazioni, l'idea del personaggio e del suo carattere arriva forte e chiara, così come quelli in prima persona dello sceriffo Bell, ma per riprendermi da questo libro dovrò rileggere tutto Calvin e Hobbes, anche solo per levare quel retrogusto amaro che mi ha lasciato.
Posta un commento