lunedì, marzo 17, 2008

La certosa di Parma - Stendhal

Una domenica in pigiama mi ha permesso di finire il classico del momento, tomo abbastanza impressionante per via delle dimensioni del carattere nella mia edizione (siccome sono pulciara quella dei tascabili economici newton che ai tempi uscivano a 2000 lire, quindi 52 righe per pagine ed un totale di 250 pagine).
La storia di Fabrizio è lunga e, in finale, non delle più allegre, anche se questo si intravede anche abbastanza dall'inizio.
Particolare la sovrapposizione di stili secondo me diversi nel romanzo: la vena umoristica, il risvolto a feuilletton e le fughe alla Dumas, almeno io ho avuto la sensazione che questo fosse una specie di libro che mischiava differenti stili, o probabilmente sono solo io che ho fatto una gran confusione...
Personaggio importante quanto fabrizio è la Sanseverina ed il suo amore per il nipote mai portato a conclusione, sullo sfondo di quell'ipotetico ducato di Parma che sembra racchiudere al suo interno tutte le corti che si sono avvicendate in Europa nel corso dei secoli ed i risultati dei cui intrighi si possono leggere tra le righe di tutti i libri di storia.
Non c'è un giudizio dell'autore sul suo protagonista, che anzi viene osservato con un distacco quasi chirugico nella sua ricerca di eroismi e piaceri epicurei, così come nel caso della zia la cui moralità viene discussa ma accettata, come se da tale donna non fosse poi possibile aspettarsi che si facesse tanti scrupoli.
La politica è l'unico "cattivo" di questo romanzo, una politica priva non solo di ideali, morti a Waterloo con Napoleone, ma anche di slanci idealitari, una politica che si basa solo sul potere e che impedisce alle persone di vivere le loro storie perchè amamntata di intrighi e violenze sotterranee.
Niente di nuovo sul fronte occidentale come direbbe Remarque.
Un appunto divertente lo riserverei alle affermazioni sullo stile degli italiani dell'autore, se si potessero sottolineare ed evidenziare tutte le frasi usate da Stendhal per spiegare le differenze tra gli austriaci, i francesi e gli italiani si potrebbero raccogliere ed intitolare "la fiera degli stereotipi", la cosa consolante però è che dopo un secolo e mezzo le cose non sono poi così tanto cambiate...
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