mercoledì, ottobre 10, 2007

Vittorio Sermonti e l'Eneide - Rizzoli, 24.00 €
Ieri sera con Plasson siamo andati a vedere la prima parte dell' 8° canto dell'Eneide recitata da Vittorio Sermonti e devo dire che è stata un'esperienza decisamente piacevole, che andrà ripetuta quanto prima, nonostante questo canto sia un po' noioso, anzi, come dice il grande saggio, "diplomatico".
Grazie al comune di Roma, sono già due settimane che nell'esedra dei musei capitolini, davanti alla statua equestre di Marco Aurelio e di fianco alla lupa, il professore accompagna i primi cento fortunati che si mettono in coda nel viaggio intrapreso dal figlio di Anchise dal rogo di Troia alle sponde del Tevere. Viaggio allegorico ma non so dirvi altro ovviamente, potrete trovare quest'informazione e molte altre sulla rilettura "moderna" dell'Eneinde proprio di Sermonti uscita da poco per Rizzoli di cui vi allego la quarta di copertina:

Enea, pastore di popoli e fondatore di città, piange sulle sofferenze che infligge e sugli orrori cui è costretto a presenziare. La regina Didone è una Medea in lacrime che da Enea, amante fedifrago, vorrebbe aver avuto almeno un bambino ("quasi una Medea musicata da Puccini"). Il giovane re dei Rùtuli, Turno, ha il feroce candore di una vergine, e "turbato d'amore" per Lavinia vorrebbe sfondare la corazza di quella "checca di Frigia" (cioè Enea). Lavinia arrossisce e si dispera, ma noi non sappiamo cosa passa davvero nella sua testa di ragazza spaurita, mentre capiamo benissimo che è sua madre a essere perdutamente innamorata di Turno, genero in pectore. E Giunone, nemica giurata di Enea, senza rendersene conto fornisce al dottor Freud una stupenda epigrafe per l'Interpretazione dei sogni: "se non posso piegare i Celesti, mobiliterò l'Acheronte". Sullo sfondo, il senso di un Fato inappellabile, e la pulsione primaria degli uomini ad ammazzarsi fra loro. Perché leggere oggi l'Eneide di Virgilio, con la guida e nella nuova traduzione di Vittorio Sermonti? Perché è "attuale"? Sì, ma nel senso che "la percezione del tempo presente e della sua velata fatalità non è mai così lancinante, come quando ascoltiamo le parole, la musica, le favole dei grandi classici". E soprattutto perché continua Sermonti se "la poesia, la grande poesia, è, allo stesso tempo, misteriosa e domestica, misteriosamente domestica, come la conversazione dei grandi che i bambini ascoltano giocando sul tappeto", forse non esiste nulla al mondo che renda il timbro inconfondibile, l'emozione assoluta della poesia come l'Eneide.
Sermonti intervalla la recitazione in italiano ad alcune frasi latine in metrica, la cui musicalità è evidente anche ad un orecchio profano come il mio, insomma una poesia con la musica di parole.
L'ultimo canto sarà sabato 20 ottobre, quindi affrettatevi!
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