lunedì, settembre 17, 2007

Shantaram di Gregory David Roberts

Scrivo questa recensione con i consigli e le segnalazioni degli amici ancora nelle orecchie.
Con i "devi assolutamente leggerlo!!!" e "uno dei libri più belli" che fanno eco, e forse proprio per questo, più motivata nel dire che a me, questo libro, in fondo non è mica piaciuto.
Sì, la vita dell'autore è innegabilmente avventurosa, ricca e addirittura incredibile per quanto colma di avvenimenti e prove al limite della sopportazione umana a volte.
Ma questo non basta a riempire 933 pagine (in edizione originale) in modo tale da esserne avvinti, secondo me.
Non basta perché per quanto molti punti siano interessanti e illuminanti sia per la conoscenza di Bombay che dei movimenti politico/criminosi che hanno portato a (ulteriori) guerre e alla discesa nell'attuale "pericolo terroristico", il complesso, la figura intera del romanzo è per me quella di un polpettone.
Polpettone testosteronico, originale, ma sempre una massa di alimenti non bene identificati.
Una delle frasi più citate dall'autore stesso e riferita a sé: "you're interested in everything and committed to nothing" rende l'idea di quale sia stato l'impatto del libro sulla sottoscritta.
Ho trovato irritante il votarsi a cause perse in nome di valori in realtà inesistenti e nell'intestardirsi a seguirli anche di fronte all'evidenza, la storia "d'amore" che dovrebbe essere il perno della vicenda e che amore non è, coltivata a sprazzi e basata su fraintendimenti (il personaggio di lei poi è la quintessenza di cio' che detesto nel genere femminile, bellezza a parte), il suo prendere e lasciare determinate situazioni con una incoscienza e una superficialità agghiacciante, a volte. La retorica presente in ogni pagina, le perle di saggezza attribuite a più personaggi e che vedrei bene sulle pagine della Smemoranda.
Forse solo la descrizione della sua dipendenza dalla droga e dell'esperienza di uscirne, ha in sé il cuore che in altri punti manca, mascherato sotto emozioni molto "americane".
Forse sono io ad essere troppo cinica.
Forse, come dice una mia cara amica si tende a trovare disturbante nell'altro quallo che riconosciamo come nostro difetto... chissà, sta di fatto che arrivata alla pagina 933 ho alzato le mani che nemmeno il capitano in touche (mmmh, vabbè, lasciamo perdere anche questo discorso).
Trovo particolarmente interessante il fatto che siano stati amici maschi e anglofoni per la maggior parte, a consigliarmelo, evidentemente le ragioni di fondo che li hanno spinti ad apprezzarlo la dicono lunga sul divario maschile/femminile…o su quello presente tra mentalità d'oltremanica e latina…
In ogni caso: troppo. E con tutto quello che c'è da leggere non ne vale la pena, sempre in my humble opinion.
Ma se volete provarci…fateme sapè.
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