domenica, maggio 27, 2007

Francesco Abate, Massimo Carlotto "Mi fido di te" Einaudi 14 euro
Bel romanzo questo, scritto bene, scorrevole, assolutamente divertente a tratti e intriso di un'ironia perversa che ti fa sorridere a labbra tirate.
Gigi Vianello vuole avere soldi e successo e chiaramente comincia con lo spaccio (non tutti sono sufficientemente ricchi da passare per la politica) fino ad accasarsi con la figlia di un pesce grosso, per arrivare a mettersi in proprio nella gestione della nuova gallina dalle uova d'oro: l'adulterazione dei cibi.
Per uno che ha un occhio diverso dall'altro e ha scelto come modello David Bowie, la vita si è incanalata bene in una comoda routine, che prevede un ristorante di copertura e una fidanzata di comodo mentre gestisce tutte le partite contraffatte di alimenti che arrivano in Sardegna, fino a che, nel suo oliato ingranaggio entra della polvere che distrugge tutto, una specie di tempesta di sabbia cominciata dal niente, che alla fine travolgerà tutto e lo ricoprirà fino a renderlo irriconoscibile.
Non vi dico come va a finire perchè altrimenti vi rovino la sorpresa, ma vale la pena leggerlo questo libro dotato a volte anche di colonna sonora e che scivola con una velocità soprendente e rimane aggrappato con dei piccoli dentini al tuo inconscio che si riveglia di fronte alle merendine facendoti arretrare di un passo.
Preferisco quindi allegarvi un brano del libro tratto dal sito dell'autore (e per gentile concessioni di Einaudi) che potete trovare qui e che è pieno di informazioni sugli altri libri dello scrittore, la cui storia è già di per sè un romanzo.
Stavo per rispondere a tono quando squillò il mio cellulare. Guardai il display e lessi: «Rocco Gennaro».– Lavoro, – la informai laconico. Che significava smamma velocemente. La mia fidanzata si alzò e andò ad accogliere una coppia di clienti entrata in quel momento. Brava ragazza, sapeva stare al suo posto.– Come stai, Rocco? – domandai al mio fornitore di polli olandesi.– Un po’ inguaiato, Gigi. Ci ho una fornitura locale da smaltire alla svelta.– Ho ricevuto il carico l’altro giorno, per un po’ sono a posto.– Lo so, ma è un’emergenza. Devo fare un favore a un amico.– Merda o merdaccia?– Merda, Gigi, merda. Te lo giuro. Da tempo la qualità della sofisticazione si misurava così. Due tizi che aggiustavano latte destinato all’alimentazione animale erano stati intercettati mentre decidevano che la produzione merda era destinata al mercato nazionale mentre la merdaccia a quello greco. Solo che avevano esagerato e i greci che avevano consumato il prodotto erano corsi alla polizia. I giornali avevano riportato il testo della intercettazione e i termini di qualità erano diventati di uso comune nell’ambiente.– Cos’è successo? – domandai.– Una sciocchezza, Gigi, una sciocchezza. Nella vasca dell’acqua calda per staccare le penne sono finiti anche dei polli contaminati da campylobacter e quello stronzo del veterinario si è messo a fare il preciso. E l’amico mio mi ha chiamato…Bevvi un sorso d’acqua minerale scozzese per avere il tempo di pensare. Guardai il riflesso e i giochi delle bollicine che ballavano nel bicchiere: cara era cara, con quel che costava il trasporto. Ma ne valeva la pena: metteva serenità e faceva ragionare bene. Il batterio non era pericoloso, al massimo un’intossicazione con diarrea se il pollo non era cotto bene, ma io sapevo dove li arrostivano alla giusta temperatura. Buttai giù l’ultimo sorso.– D’accordo, Rocco, li prendo io ma il prezzo deve essere davvero buono. Concordammo la cifra e riattaccai in fretta quando il cameriere mi mise di fronte un piatto di tagliolini fatti a mano ai gamberi e zucchine. Era passata la buriana dell’influenza aviaria ed eravamo tornati ai bei tempi. Col pollo si facevano dei buoni soldi. La gente si era spaventata con ’sta storia dei morti in Cina e nel Vietnam, ma era tutta una bufala per far arricchire una multinazionale che produceva un farmaco che doveva salvare il mondo dalla pandemia. Poi, quando avevano esaurito le scorte, la notizia era sparita dai giornali. Io, comunque, il pollo non lo mangiavo più da anni, da quando avevo scoperto che molti allevatori rimpinzavano le loro bestiole di cloranfenicolo di produzione cinese, un antibiotico che salvaguardava il pollaio da ogni malattia ma nell’uomo era solo cancerogeno. Rocco mi forniva quello olandese. Basso prezzo e sapore tutto sommato decente. Nulla di più. Gli olandesi compravano pollo congelato salato dalla Thailandia e dal Brasile e poi lo sottoponevano al processo del tumbling per farlo gonfiare. Gli animali decongelati venivano infilati dentro giganteschi macchinari simili a betoniere e rigirati fino a quando non avevano assorbito un bel po’ d’acqua. L ’avevo visto con i miei occhi: non era un bello spettacolo.
Schifoso quanto basta aggiungerei io, ma ribadisco che il libro vale la pena.
Buon pranzo della domenica...
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