martedì, gennaio 17, 2006

L'inverno del nostro scontento, di John Steinbeck

A volte basta la mail di un amico. Di uno degli amici lasciati a Milano a cui, forse un anno fa avevi consigliato un romanzo con gli occhi sognanti e che stamattina ti scrive "E' incredibilmente bello, l'ho letto e riletto".
Sgombriamo il campo immediatamente: io ADORO Steinbeck. Si possono avere opinioni diverse sulla narrativa americana, ma trovo che questo scrittore abbia tutte le caratteristiche del creatore di "classici".
E lo adoro proprio perchè ben piu' di dieci anni fa, leggendo uno dei tanti tascabili Mondadori da lire 100 sugli scaffali dei miei mi sono imbattuta proprio ne "L'inverno del nostro scontento".
Un libro che non ha nulla a che vedere con una quindicenne, ma che ha in sè un'attrazione unica, la rappresentazione di ogni tipologia umana, come se fosse un palcoscenico.
E' la storia di Ethan Allen Hawley, uomo di provincia con famiglia, discendente da una stirpe di commercianti e avventurieri,che, in pieno boom economico del dopoguerra, fa il commesso nel grocery store della sua "tranquilla" cittadina.
Metodicamente insoddisfatto e onestamente a servizio di un immigrato italiano, fino a che, dopo mille input ricevuti, a cavallo della Pasqua di "risurrezione", come per una improvvisa metamorfosi, dal bozzolo uscirà una persona nuova e non è detto migliore della prima.
Intitolato da un verso di Shakespeare, "Ora l'inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole di York" quello di Steinbeck è un romanzo cinico e umanissimo al tempo stesso, nel quale ogni personaggio interagisce secondo una ragnatela fitta di gerarchie, convenevoli e usi, ma è anche incredibilmente solo.
Ve lo consiglio in inglese se avete dimestichezza, non perderete il linguaggio anni cinquanta (per esempio il termine dago usato per marchiare gli italiani...), ma solo perchè la mia versione in italiano è vecchietta e non so come lo abbiano tradotto recentemente...
Fatemi sapere!
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